di Alberto Bianchi
Il nuovo Documento di Strategia per la Sicurezza Nazionale presentato da Donald Trump offre una visione radicalmente diversa dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa, segnando un cambio di paradigma rispetto alle precedenti strategie americane. L’Europa viene descritta come un continente in declino, minacciato da una crisi demografica, da politiche migratorie considerate fallimentari e da un progressivo indebolimento della libertà di espressione. Secondo il testo, se queste tendenze non verranno invertite, il continente rischia di diventare “irriconoscibile entro vent’anni” e persino di assistere alla “cancellazione della sua civiltà”.
Intendiamoci: l’Amministrazione Trump/Vance esprime tali analisi e previsioni non certo per una sincera preoccupazione sul destino degli europei. Il documento è piuttosto un attacco all’Europa: il documento critica duramente la gestione sociale e culturale europea, accusandola di minare la coesione interna del continente e di non riuscire a difendere i propri valori fondanti. In questo contesto, la NATO viene ridimensionata: non più un’alleanza in espansione, ma un’organizzazione da mantenere entro confini più ristretti, con un chiaro freno all’ingresso di nuovi membri come l’Ucraina. Questa posizione, che riecheggia alcune richieste del Cremlino, si accompagna alla volontà di Washington di gestire direttamente i negoziati con Mosca e Kiev, relegando l’Europa a un ruolo marginale nella risoluzione del conflitto.
Un ulteriore elemento di rilievo è il richiamo alla storica Dottrina Monroe, con cui gli Stati Uniti ribadiscono l’intenzione di riaffermare la propria preminenza nell’emisfero occidentale e ridurre l’influenza europea nelle Americhe. In questo modo, la cooperazione transatlantica viene ridotta a un legame culturale importante, ma non più strategicamente centrale. La priorità resta “America First”: difesa dei confini, salvaguardia della leadership globale e riduzione della dipendenza da alleanze considerate ormai poco affidabili.
Rispetto alle precedenti National Security Strategy – sia repubblicane che democratiche – che sottolineavano la centralità della NATO e la partnership transatlantica quale pilastro della sicurezza globale, il testo di Trump segna una rottura netta. L’Europa non è più vista come partner imprescindibile, ma come continente fragile e problematico, da cui gli Stati Uniti devono prendere le distanze per proteggere i propri interessi. In sintesi, il documento tratteggia un’Europa culturalmente importante ma politicamente irrilevante, mentre gli Stati Uniti si riservano il compito di ridisegnare l’ordine mondiale secondo una logica di supremazia nazionale e di selettiva cooperazione.
Una valutazione urgentemente critica dal punto di vista europeo.
Dal punto di vista dell’Unione Europea, questo documento rappresenta una sfida senza precedenti. La visione americana sancisce di fatto la fine dell’unità dell’Occidente Atlantico, che per decenni ha costituito il perno della sicurezza globale. L’Europa non può più contare sulla garanzia automatica della protezione americana, né sulla centralità della NATO come strumento di deterrenza e stabilità. Ciò comporta conseguenze politico-strategiche di enorme portata:
In conclusione, la strategia americana non solo ridimensiona il ruolo dell’Europa, ma la costringe a un salto di qualità storico: diventare soggetto politico e militare indipendente, capace di difendere se stessa e di contribuire alla stabilità globale senza l’ombrello americano. È la fine di un’epoca e l’inizio di un nuovo dovere europeo: assicurare il proprio futuro con mezzi propri, accettando la fine della visione unitaria dell’Occidente Atlantico e costruendo un profilo autonomo nel nuovo ordine mondiale.
Connessione con il dibattito interno al Partito Democratico
Alla luce di questo scenario, la discussione interna al Partito Democratico italiano, in vista di una probabile ventilata convocazione dell’Assemblea Nazionale del partito per metà dicembre, assume un significato cruciale. La scelta – secondo quanto riportano fonti giornalistiche – di una parte del gruppo dirigente democratico di proporre Elly Schlein come candidata premier del “Campo Largo” alle prossime elezioni politiche del 2027 proprio in occasione dell’Assemblea Nazionale, non può essere affrontata come un mero passaggio organizzativo derivante da giochi ed equilibrismi di partito e di coalizione. Essa deve poggiare, piuttosto, su una chiara definizione – tra i punti di un credibile programma di governo – delle scelte strategiche di politica estera e di sicurezza.
Non si tratta soltanto di respingere gli attacchi di Trump all’Europa contenuti nel documento americano, ma di sciogliere il nodo fondamentale che chiama direttamente in causa i gruppi dirigenti dei partiti italiani, sia di opposizione che di maggioranza: collocarsi con decisione al fianco dell’Unione Europea e della NATO, sostenendo al tempo stesso quelle iniziative di cooperazione rafforzata tra alcuni Stati dell’Ue e dell’Europa che puntino alla costruzione di una forte e autonoma deterrenza militare europea. Senza questa premessa, la scelta di un candidato premier rischia di essere priva di sostanza politica e di visione strategica.
In altre parole, l’Assemblea Nazionale del PD non può limitarsi a discutere esclusivamente di alleanze politiche, ma deve assumersi la responsabilità di indicare una rotta chiara per l’Italia e per l’Europa. Solo così una candidatura che ambisca a guidare un’alternativa di governo di centro sinistra credibile e affidabile potrà avere un senso politico compiuto: non come semplice rappresentanza di un fronte progressista, ma come guida di un progetto che prenda atto della fine dell’illusione di un compatto e coeso fronte transatlantico e rilanci l’Europa come soggetto di potenza autonomo, capace di difendere se stessa.
Sessantacinquenne, romano, studi classici, lavora presso Direzione Trenitalia spa, gruppo Fs italiane. Sin da giovane, militante della sinistra: prima nelle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista (FIGC), poi nel PCI (componente migliorista), fino allo scioglimento del partito. Successivamente ha aderito al PDS, poi DS. Attualmente è socio ordinario di Libertà Eguale.