di Matteo Lo Presti
L’esortazione Apostolica “Dilexi te” sull’amore verso i poveri pubblicata da papa Leone XIV il 4 ottobre 2025 festa di San Francesco di Assisi, inizia con un ammonimento sul quale meditare con attenzione e riflessione precisa . “Ti ho amato” (AP3,9) dice il Signore a una comunità giudaica, che probabilmente aveva avuto una conversione parziale. E appare come una allusione su quanto verrà detto nella seconda parte del libro sui flagelli che si abbatteranno sulla terra e che preserveranno i devoti a Dio. Il cristiano che avrà vinto sul male costituirà un elemento importante del tempio di Dio che è la Chiesa trionfante. Testimoni il credente la sua devozione alla predicazione evangelica per non perdere l’alto riconoscimento dell’amore di Dio.
Un richiamo speciale all’intenzione del Papa Francesco, felice memoria, che stava preparando una esortazione alla cura dei poveri da parte della Chiesa. Un documento profondo quello elaborato da papa Leone XIV. Un viaggio prezioso che si compie nella storia e nella cultura delle migliori testimonianza che si sono avute nei secoli.
Si inizia con San Francesco “sono certo-ammette il papa- che la scelta prioritaria per i poveri genera un rinnovamento straordinario sia nella Chiesa sia nella società quando siamo capaci di liberarci della autoreferenzialità e riusciamo ad ascoltare il loro grido”. Non si nasconde nel testo che l’impegno a favore dei poveri, così importante negli ultimo decenni, è relegato in ambito insufficiente, nei labirinti delle troppe disuguaglianza, per cui alle antiche povertà se ne aggiungono di nuove, sottili, pericolose” .
Apre prospettive di solidarietà all’ONU che si è data come obiettivo la sconfitta della povertà come obiettivo di questo millennio.
Con incisiva valutazione non si ripiega su argomentazioni superficialmente fideistiche, ma si affrontano i temi sgradevoli di una società impietosa “Non possiamo dire che la maggior parte di poveri lo sono perché non hanno acquistato dei “meriti”, secondo quella falsa visione della meritocrazia, dove sembra che abbiano meriti solo quelli che hanno avuto successo nella vita“. Quando il piccolo Gesù viene presentato al Tempio i suoi genitori offrirono una coppia di tortore e di colombi: era l’offerta dei poveri.
Gesù guardava agli ammalati, ai poveri, ai peccatori in virtù delle loro condizioni di emarginazione anche di sabato, giorno fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato. “Perché il figlio dell’uomo è signore anche del sabato “ Gesù guariva il giorno di sabato . Ma “i farisei e gli erodiani uscirono per tenere un consiglio centro di lui per morire”(Mc.2,23)
La durezza delle citazioni a tutela dei poveri soprattutto lavoratori, offre prospettive di giustizia. Dalla lettera di Giacomo ( 5.3-6 ) “ecco il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre ,grida e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti”. E poi al denuncia veemente, rara in testo pontificio, contro chi nascosto dietro il vangelo opera con coscienza timida “Si riscontra in alcuni movimenti o gruppi cristiani la carenza o addirittura l’assenza dell’impegno per il bene comune della società e in particolare per la difesa e la promozione dei più deboli e, svantaggiati. La religione specialmente quella cristiana, non può essere limitata all’ambito privato, come se i fedeli non dovessero aver a cuore anche i problemi che riguardano la società civile e gli avvenimenti che interessano i cittadini”.
Il Papa non usa linguaggio ambiguo, ricoperto di parole velate e allusive. Dure critiche ancora all’ipocrisia del potere economico: “ Si assumono criteri pseudo scientifici per dire che la libertà del mercato porterà alla soluzione del problema della povertà. Oppure si opta per una pastorale delle cosiddette elite ,sostenendo cha al posto di perdere tempo con i poveri, è meglio prendersi cura dei ricchi dei potenti,dei professionisti ,per raggiungere con loro soluzioni più efficaci. Criteri superficiali per cogliere la mondanità che si cela dietro queste opinioni : criteri superficiali privi di qualsiasi luce soprannaturale”. Il papa Leone XIV offre una lezione di meditazione storica e culturale con la figura di Gesù martire (= testimone) dell’amore cristiano, che supera ogni barriera, avvicina i lontani, rende famigliari i nemici, valica abissi insuperabili nelle pieghe nascoste della società.
Certo “Dio ci ha amato“ , ma la scelta “Dilexi te“ esalta anche le parole di don Primo Mazzolari che ebbe a scrivere “nessuno di coloro che credono in Cristo può fermarsi sulla strada della giustizia e della pace. E’ scandaloso pretendere di fermare Gesù dove e come ci pare utile: l’amore non conosce soste”.
