di Alessandro Maran
Il presidente Donald Trump tenterà davvero di impadronirsi della Groenlandia?
Il vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio hanno incontrato ieri i rappresentanti della Groenlandia e della Danimarca per discutere la richiesta di Trump di acquisire il territorio autonomo danese, una richiesta che sia la Groenlandia che la Danimarca hanno ripetutamente respinto (
https://edition.cnn.com/…/trump-presidency…). I paesi intendono formare un gruppo di lavoro ad alto livello per affrontare quello che il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha definito un “disaccordo fondamentale” su chi dovrebbe possedere il territorio. La Germania invierà 13 militari in Groenlandia in segno di solidarietà, di fronte alle minacce di Trump. Anche la Svezia invierà un numero imprecisato di truppe.
Il tentativo della Casa Bianca di soddisfare la strana richiesta di Trump sta sollevando più interrogativi che mai. A cominciare dal più importante: per quale scopo esattamente l’America di Trump ha bisogno della Groenlandia? La redazione di
Bloomberg si unisce al coro di chi sostiene che non ne ha bisogno. Se la brama di Trump per la Groenlandia riguarda la sicurezza artica, gli Stati Uniti hanno già carta bianca per costruire altre basi militari sull’isola (attualmente vi gestiscono una base aerea). Se Trump vuole i minerali sotto i ghiacci della Groenlandia, le aziende statunitensi possono già richiedere contratti minerari. Detto altrimenti, la Groenlandia è di proprietà della Danimarca, alleata di lunga data degli Stati Uniti; questa proprietà amichevole significa sostanzialmente che Trump può già fare quasi tutto ciò che vuole sull’isola, a parte impadronirsene (
https://www.bloomberg.com/…/trump-s-greenland-bid-won-t…).
D’altronde, la Danimarca è ancora amica degli Stati Uniti? Forse lo stiamo per scoprire. Il rapporto conflittuale dell’amministrazione Trump con gli alleati europei di lunga data degli Stati Uniti incombe ormai sulla vicenda della Groenlandia. Come osserva Martin Wolf, editorialista del
Financial Times, in un allarmato articolo sulla guerra dichiarata dal movimento trumpiano (Maga) alla democrazia europea, la recente Strategia per la Sicurezza Nazionale di Trump ha chiarito che la Casa Bianca considera l’Europa oppressa dall’UE e minacciata dalla “cancellazione della civiltà” a causa di politiche migratorie sbagliate e di attività [dell’Unione europea] che “minano la libertà politica e la sovranità”, dichiarando esplicitamente di volere “aiutare l’Europa a correggere la sua attuale traiettoria”, sostenendo i “partiti patriottici europei”. La verità è che l’Europa centrista è un baluardo del repubblicanesimo, in cui l’identità nazionale “si fonda sugli ideali di libertà individuale, uguaglianza dei diritti dei cittadini, stato di diritto, ricerca della conoscenza e governi eletti in modo equo”, scrive Wolf. “Nulla di tutto ciò è radicato nella razza o nella religione (…) Ecco perché l’Europa è il nemico [dell’amministrazione Trump]. Ed è anche per questo che l’Europa deve difendersi” (
https://www.ft.com/…/f1230ddd-0e24-4f0f-8b6e-3fde907fc651).
Ironicamente, gli Stati Uniti rappresentano ora “la minaccia più immediata e seria per la Groenlandia”, scrive la politologa francese Cécile Pelaudeix di
Sciences Po in un editoriale su
Le Monde. “Trump vuole un trofeo territoriale per la sua eredità personale, per perseguire un espansionismo sfrenato reso ancora più opportuno dal possesso di riserve minerarie da parte della Groenlandia” (
https://www.lemonde.fr/…/cecile-pelaudeix-docteure-en…). Nell’affermare questo vero movente, Pelaudeix condivide il sospetto di altri commentatori che sottolineano l’affinità di Trump con l’esaltazione personale e il settore immobiliare. Le dimensioni della Groenlandia potrebbero giocare un ruolo, scrive Jeffrey Gettleman del
New York Times: “’Trump è un uomo del settore immobiliare’, ha detto in un’e-mail David Silbey, storico della Cornell University, ‘e l’idea di accaparrarsi così tanta terra mi sembra la sua forza trainante: LA PIÙ GRANDE TERRA DI SEMPRE’” (
https://www.nytimes.com/…/europe/greenland-trump-size.html).
D’altro canto, la Groenlandia non è così grande come appare sulla maggior parte delle mappe del mondo. Come osserva l’Enciclopedia Britannica: “Rappresentare la Terra sferica su una mappa piatta ha sempre rappresentato una sfida. La proiezione di Mercatore, ancora ampiamente utilizzata per le mappe del mondo, è una proiezione cilindrica che esagera in modo sproporzionato le dimensioni delle masse continentali più distanti dall’Equatore. Quindi la Groenlandia, che ha una superficie totale di 836.330 miglia quadrate (… all’incirca le dimensioni dell’Arabia Saudita), sembra avere all’incirca le stesse dimensioni dell’intero continente africano (quasi 12 milioni di miglia quadrate)” (
https://www.britannica.com/…/Why-Does-Greenland-Look-So…).
Indipendentemente dal movente, comunque, un tentativo degli Stati Uniti di impadronirsi della Groenlandia porrebbe fine all’alleanza
NATO, scrive Gideon Rachman, editorialista del
Financial Times. “Alcuni membri europei (…) probabilmente cercherebbero di mantenere in vita l’alleanza, anche se l’America invadesse la Groenlandia, sostenendo di aver comunque bisogno della protezione statunitense nei confronti della Russia. Ma un’alleanza basata sulla difesa reciproca non potrebbe sopravvivere all’attacco di un membro all’altro. Nessuna garanzia di sicurezza statunitense per l’Europa avrebbe alcun valore dopo questo (…) Molti nell’establishment britannico (…) considerano la fine della NATO semplicemente impensabile (…) Ma eventi senza precedenti e pericolosi sono accaduti frequentemente nella storia. Purtroppo, per quando riguarda la NATO, è ora di iniziare a pensare all’impensabile” (
https://www.ft.com/…/56907500-b6f6-4511-a423-368837a2182f).
Anche il columnist del
Wall Street Journal William A. Galston scrive che un tentativo di impadronirsi della Groenlandia porrebbe fine alla NATO e “ridefinire l’immagine degli Stati Uniti come potenza imperialista, indifferente alla sovranità delle altre nazioni”. Per questo motivo, sostiene Galston, il Congresso deve affermare che Trump ha bisogno del suo permesso per fare qualsiasi mossa (
https://www.wsj.com/…/greenland-or-nato-trump-cant-have…).
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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