di Alessandro Maran
Trump ha dichiarato all’intervistatore di
Fox News Sean Hannity che gli Stati Uniti intraprenderanno attacchi via terra per impedire l’ingresso di droga nel Paese, sostenendo subito dopo che il Messico è gestito dai cartelli della droga (
https://www.foxnews.com/…/trump-announces-expansion…). Il che ha fatto rizzare le orecchie a molti: sarà il Messico il prossimo obiettivo dell’azione militare statunitense, dopo il Venezuela?
La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha categoricamente respinto qualsiasi possibilità di intervento militare straniero sul suolo messicano, ribadendo che, sebbene la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza con gli Stati Uniti sia in corso, la sovranità e l’autodeterminazione del Messico “non sono negoziabili” e che il suo Paese non accetterà mai un intervento o un’invasione straniera.
Come dobbiamo intendere l’uscita di Trump? Fin dal suo primo mandato presidenziale, Trump ha accennato più volte a una potenziale azione militare statunitense contro i cartelli della droga messicani. Al momento non ci sono piani confermati o indicazioni concrete che un’azione militare unilaterale statunitense in Messico sia imminente o politicamente fattibile. Tuttavia, come sottolinea Chad de Guzman del
TIME, prima di procedere, Trump ha accennato a una possibile operazione via terra in Venezuela per settimane (
https://time.com/…/trump-land-strike-drug-cartels…/).
Luis Rubio, presidente del think tank messicano México Evalúa e editorialista del quotidiano messicano Reforma, scrive su
Americas Quarterly delle minacce di Trump, della corruzione messicana e della difficoltà di respingere i cartelli della droga in Messico, osservando invece che la pressione degli Stati Uniti potrebbe costringere i leader messicani a prendere decisioni cruciali sulla criminalità organizzata, su Cuba e sulle loro priorità politiche: “Tempi interessanti ci attendono, come dice la maledizione cinese. Questo perché lo status quo è insostenibile, soprattutto quando i suoi vizi vengono smantellati, foglia per foglia, in vari tribunali statunitensi, dove decine di importanti narcotrafficanti messicani sono sotto processo, rivelando probabilmente alleanze insondabili con politici chiave, senza le quali la criminalità organizzata non potrebbe mai funzionare. La grande domanda è se la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, coglierà questa opportunità per trasformare veramente il Paese, o se tenterà di resistere a una forza inarrestabile” (
https://www.americasquarterly.org/…/after-maduros…/).
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
Correlati