di Alessandro Maran
Certe volte bisognerebbe dar retta alle Cassandre. Nel 2020, mentre Trump si rifiutava di impegnarsi ad accettare una possibile sconfitta nelle imminenti elezioni autunnali, alcuni esperti predissero che un risultato contestato avrebbe potuto scatenare violenze (
https://www.the-american-interest.com/…/the-danger-of…/), e così avvenne il 6 gennaio 2021.
Mentre manifestanti e agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) si affrontano a Minneapolis, un avvertimento simile si legge in un editoriale del
Guardian di Claire Finkelstein, professoressa di diritto e filosofia presso l’Università della Pennsylvania, nonché fondatrice e direttrice accademica del Center for Ethics and the Rule of Law dell’ateneo (
https://www.theguardian.com/…/jan/21/ice-minnesota-trump).
La situazione a Minneapolis è diventata tesa, con gli agenti dell’ICE che usano gas lacrimogeni e spray al peperoncino sui manifestanti e l’amministrazione Trump che insiste sul fatto che gli agenti siano sotto attacco (
https://edition.cnn.com/…/ice-presence-minneapolis-st…/). Un recente sondaggio del New York Times/Siena ha mostrato che la stragrande maggioranza degli elettori americani si oppone alle recenti azioni dell’ICE, con il 55% che afferma di disapprovare fortemente il modo in cui l’agenzia sta svolgendo il proprio lavoro. Il malcontento appare palpabile tra i cittadini del Minnesota, con centinaia di attività commerciali che venerdì scorso hanno chiuso i battenti per protesta nel quadro della mobilitazione definita “Day of Truth and Freedom”.
Le tensioni sono state esacerbate dall’omicidio di Renee Good, dall’arresto di un bambino di cinque anni e da una protesta presso una chiesa dove un funzionario locale dell’ICE sembra ricoprire il ruolo di pastore e ora, dopo l’omicidio di Alex Pretti (infermiere di 37 anni, colpevole di essersi fermato ad aiutare due donne aggredite con spray urticante e spintonate in mezzo alla strada dalle squadracce trumpiane che lo hanno ammazzato esattamente come poche settimane fa hanno ammazzato Renee Good), il governatore democratico Tim Walz ha mobilitato la Guardia Nazionale del Minnesota per supportare le forze dell’ordine locali. Le Twin Cities hanno circa 600 agenti di polizia; Trump ha inviato quasi 3.000 agenti dell’ICE e della Border Patrol nelle ultime settimane. Il Pentagono ha messo in allerta circa 1.500 soldati in servizio attivo per un possibile dispiegamento.
Nel suo editoriale su
The Guardian, Finkelstein avverte: “Questo scenario rispecchia fedelmente quello esplorato in un’esercitazione condotta a tavolino nell’ottobre 2024 dal Center for Ethics and the Rule of Law (CERL), da me diretto, presso l’Università della Pennsylvania. In quell’esercitazione, un presidente portava a termine un’operazione di polizia altamente impopolare a Filadelfia e tentava di federalizzare la Guardia Nazionale della Pennsylvania. Quando il governatore ha opposto resistenza e la [Guardia Nazionale della Pennsylvania] è rimasta fedele allo Stato, il presidente ha schierato truppe in servizio attivo, provocando un conflitto armato tra le forze statali e federali. Il pericolo principale che avevamo individuato sta emergendo ora: uno scontro violento tra le forze militari statali e federali in una grande città americana (…) Il Minnesota potrebbe rappresentare il primo banco di prova per verificare se i limiti costituzionali alla forza militare interna siano ancora validi o se gli Stati Uniti stiano per oltrepassare un limite dal quale non potranno tornare facilmente indietro”.
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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