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Minnesota, una polveriera pronta a esplodere

Alessandro Maran venerdì 23 Gennaio 2026
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di Alessandro Maran

 

Il Minnesota è una polveriera pronta ad esplodere? L’uccisione di Renee Good da parte dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha scatenato proteste nel Minnesota e a Minneapolis, dove i leader locali e molti cittadini non vogliono una marea di agenti federali che cercano di espellere gli immigrati entrati illegalmente nel paese.
Riferendosi allo scontro pubblico scoppiato cinque anni e mezzo fa in seguito all’omicidio di George Floyd da parte di un agente di polizia di Minneapolis, il capo della polizia di Minneapolis Brian O’Hara ha dichiarato a Cecilia Vega della CBS: “Siamo in questo momento del 2020 in cui tutte queste tensioni si sono accumulate, e temo che vivremo un altro momento in cui tutto esploderà” (https://www.cbsnews.com/…/minneapolis-police-chief…/).
Da quando Trump ha iniziato a inviare agenti dell’ICE e soldati della Guardia Nazionale nelle città statunitensi governate dai Democratici, questa è stata la grande preoccupazione: che uno scontro potesse innescare una spirale di conflitto e caos. La giornalista del New York Times Lydia Polgreen scrive da Minneapolis: “Come corrispondente estera di lungo corso, ho seguito guerre civili in paesi di tutto il mondo. Non molto tempo fa, avrei storto il naso al solo pensiero che ne potesse spuntare fuori una in un qualunque angolo d’America, figuriamoci nel mio un tempo placido stato natale, il Minnesota. Eppure ero lì, con gli occhi che bruciavano e la gola che mi bruciava mentre i gas lacrimogeni mi volavano addosso, a guardare agenti del governo federale armati fino ai denti invadere un tranquillo quartiere residenziale a cinque miglia in linea d’aria dal sobborgo dove andavo alle medie” (https://www.nytimes.com/…/trump-minneapolis-ice.html).
Trump sta conducendo una campagna di pressione su più fronti contro le città governate dai Democratici, scrive Ronald Brownstein, decano del giornalismo politico, editorialista di Bloomberg e analista politico senior della CNN. Il presidente ha schierato le forze federali, ma ha anche minacciato di ritirare i fondi federali alle città che non collaborano con le autorità federali per l’immigrazione (cosa che non sono legalmente tenute a fare). Il Dipartimento di Giustizia ha anche avviato indagini penali nei confronti del governatore democratico del Minnesota Tim Walz (che si è opposto a Trump nel 2024 in qualità di candidato vicepresidente di Kamala Harris) e del sindaco democratico di Minneapolis Jacob Frey per potenziale ostruzione delle forze dell’ordine federali. Entrambi hanno accusato Trump e la sua amministrazione di tattiche intimidatorie (https://edition.cnn.com/…/doj-investigation-tim-walz…).
Brownstein si domanda quale sia la strategia finale, scrivendo: “Nella loro offensiva su più fronti contro gli stati e le città democratiche, il presidente e i suoi collaboratori credono chiaramente di detenere quella che i pianificatori militari chiamano escalation dominance, ovvero la capacità unilaterale di controllare l’intensità del conflitto. Ma è un’illusione. La campagna di Trump volta a soggiogare i luoghi blu [le zone democratiche] ha scatenato una serie di proteste, repressione violenta e ulteriori proteste che quasi certamente si intensificheranno nel tempo (…) Con tutte queste azioni, Trump sta sconsideratamente sfilacciando i fili che tengono unita l’America. La cosa più spaventosa è che nemmeno lui può sapere in anticipo quando si sarà spinto troppo oltre per poter tornare indietro” (https://www.bloomberg.com/…/how-is-trump-offensive…).
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