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No, il Csm non è il parlamento dei magistrati

Salvatore Curreri giovedì 8 Gennaio 2026
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di Salvatore Curreri

 

“Che facciamo, sorteggiamo anche il Parlamento?”. In questa affermazione di Roberto Rossi, procuratore di Bari ed ex consigliere del CSM (Corriere della Sera, 7 gennaio, p. 17) sta la questione – fondamentale ai fini del voto sul prossimo referendum – della equivoca natura del Consiglio superiore della magistratura.

Chi, infatti, è contro la riforma sostiene che la nomina per sorteggio (integrale) dei magistrati indebolirebbe la componente togata del CSM, rispetto a quella laica scelta della politica, perché la priverebbe “della sua rappresentanza” (così Enrico Grosso, presidente onorario del Comitato per il No).

Non essendo più eletti dalle correnti, i magistrati sorteggiati sarebbero più deboli perché rappresenterebbero solo loro stessi.

Ma il CSM, per come è stato previsto in Costituzione, non è un organo di rappresentanza politica dei magistrati ma, come si suol dire, di “alta amministrazione” perché chiamato ad esercitare specifiche funzioni che si sono volute sottrarre alla competenza del Ministro della Giustizia: assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

Funzioni che la riforma modifica togliendo promozioni e provvedimenti disciplinari (questi ultimi affidati alla neoistituita Alta Corte disciplinare) e aggiungendo le valutazioni di professionalità e i conferimenti di funzioni nei riguardi dei magistrati.

Del resto, a che il CSM rappresenti l’ordine giudiziario si oppone la sua composizione mista, ovvero non di soli magistrati ma anche di membri eletti dal Parlamento in seduta comune (c.d. laici) e l’essere presieduto dal Capo dello Stato, così da rispondere “all’esigenza (che fu avvertita dai costituenti) di evitare che l’ordine giudiziario abbia a porsi come un corpo separato” (così la Corte costituzionale, sentenza n. 142/1973).

Certo, il sorteggio non è la migliore delle soluzioni possibili. Sarebbe stato preferibile prevedere l’elezione dei componenti togati in collegi uninominali perché funzionale alla valorizzazione della persona in sé, e non della sua appartenenza correntizia. Ma tale soluzione fu a suo tempo bocciata dagli stessi magistrati quando si discusse del metodo di elezione del CSM perché evidentemente contraria agli interessi delle correnti.

Insomma, il CSM non è il Parlamento dei magistrati.

Quando si parla di esondazioni dei magistrati nella politica, si parla anche di questo.

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