di Giovanni Cominelli
Forse è azzardato ipotizzare che Bertolt Brecht, che mise in bocca al mugnaio resiliente di Berlino il famoso “Es gibt Richter in Berlin!” (C’è un giudice a Berlino!), oggi gli farebbe esclamare “C’è un Papa a Roma!” e che “es gibt” tre cardinali americani – Cupich, McElroy, Tobin – e un Ordinario militare americano – Mons. Broglio – i quali, parlando della politica di Trump, hanno osato affermare che esiste “un ordine morale” che giudica l’ordine politico.
Certo è che Trump sta demolendo a colpi di piccone quel galateo delle relazioni internazionali che noi chiamiamo “Diritto internazionale”. Il Diritto interno e internazionale si avvale da sempre della Forza, diversamente dalla Morale, che si appoggia sulla coscienza o sulla paura dell’inferno. L’efficacia del Diritto è garantita dalla Forza, chiamata in causa qualora esso venga violato. Prima viene il Diritto, la Forza segue. Ora però la relazione si è rovesciata: la Forza se ne va in giro per il mondo per conto proprio, non chiede legittimazione giuridica né, tampoco, morale. Donald Trump teorizza e pratica, quando gli riesce, il primato della Forza nelle relazioni internazionali quale criterio normale di comportamento. La differenza rispetto alle presidenze americane repubblicane e democratiche non sta nei comportamenti di fatto, ma nella loro giustificazione. Guerre, interventi clandestini in altri Paesi, appoggi a dittature sanguinarie sono stati la normalità delle presidenze americane e di molti Paesi dell’ONU dopo il 1945. Però non rinunciavano mai alla giustificazione giuridica e morale, fosse la più speciosa o ipocrita. C’erano pur sempre “un mondo libero” da difendere e azioni di polizia internazionale di fatto unanimemente delegate alle portaerei americane in tutti i mari del mondo. La rottura epistemologica dell’Amministrazione Trump consiste nell’aver rinunciato ad ogni giustificazione. La giustificazione c’est moi! Lo ha, in realtà, anticipato, da almeno vent’anni, Vladimir Putin, con il quale Trump non ha mai nascosto le “Wahlverwandschaften”, le “affinità elettive”, che Goethe riservava a ben altro contesto. A questo punto, il nuovo ordine mondiale si prospetta così: il continente americano è degli USA, il Pacifico e l’Asia sono oggetto di competizione con la Cina, l’Est europeo è di Putin, l’Europa è terra di conquista. Il passaggio dall’ordine 1945 all’ordine trumpiano avverrà senza passare per la guerra? Senza passare per “un’ora zero”?
All’ombra di questa domanda incombente, alcuni commentatori non hanno mancato di citare Tucidide, Tacito, Machiavelli, Hobbes e Carl Schmitt…: “Homo homini lupus”. Chiamano tutto ciò “realismo”. L’appello ad una dimensione morale è considerato idealistico, sognatore e leggermente fatuo. La morale in politica, interna e internazionale, è per le anime belle.
Ma Leone XIV e i suoi cardinali sono andati controcorrente. Si rifanno ad un pensatore e profeta ebreo di nome Gesù Cristo, che propone tutt’altra visione del mondo. Qual è la sostanza? E’ la dignità assoluta della persona umana, sotto qualsiasi cielo. “Questa” persona è “la misura di tutte le cose”: della società, dell’economia, della politica e del diritto. E’ stato il Cristianesimo, eresia dell’Ebraismo, a far compiere il salto quantico al pensiero umano: Dio non è il Dio di un popolo, è il Dio di tutti. Tutti gli esseri umani sono figli di Dio, pertanto sono soggetti di “liberté, égalité, fraternité”, ben prima delle codificazioni laiche nelle varie Dichiarazioni universali dei diritti. I credenti ritengono che questa morale sia stata generata dalla Rivelazione. La morale e la legge che ne consegue sono state portate giù, incise sulla pietra, dalla cima del Monte Sinai, come racconta il Libro dell’Esodo: “… vi furono tuoni e lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba… il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco”.
Gli antropologi culturali raccontano un’altra storia: è stato il bisogno delle civiltà umane di una morale che ha generato la religione come garanzia trascendente, esterna alla storia. Dio “ha comandato” ciò che gli uomini concordavano fragilmente e provvisoriamente tra loro. Come che sia, i credenti e non convergono su un punto: che l’essenza ultima e sintetica dell’ordine morale è la dignità inviolabile di ogni essere umano e che l’ordine morale è l’infrastruttura storica portante dell’ordine civile e politico. Se i valori non sono oggetto di comandamento divino, non sono neppure riducibili a pii desideri di anime pie. Sono modelli di relazioni tra gli esseri umani, che sono stati distillati dall’esperienza storica e spesso tragica dell’”homo sapiens”, da quando è comparso sul pianeta circa 300 mila anni fa. Le tavole di valori non si trovano in natura, sono una costruzione intellettuale. Le religioni e, in particolare, il Cristianesimo sono state le tappe decisive di questa elaborazione. Sono la scala lungo la quale l’homo sapiens ha tentato di salire dall’animalità degli istinti, delle emozioni e della violenza…
Da un anno, ma più compulsivamente nei giorni di Davos, politici, politologi, ideologi, accademici e opinionisti si affannano ad interpretare le mosse di Trump, di Putin, di Xi Jin ping, come gli antichi aruspici scrutavano i movimenti delle viscere degli animali sacrificati. Noi Europei siamo in ambasce. C’è molto da fare, molto da cambiare, se non vogliamo diventare una prateria per cavalli selvaggi. In questo contesto drammatico l’appello all’ordine morale non è l’ultima spiaggia. E’ la prima.
Pubblicato su Italia Oggi il 28 gennaio 2026

E’ stato consigliere comunale a Milano e consigliere regionale in Lombardia, responsabile scuola di Pci, Pds, Ds in Lombardia e membro della Commissione nazionale scuola, membro del Comitato tecnico scientifico dell’Invalsi e del CdA dell’Indire. Ha collaborato con Tempi, il Riformista, il Foglio, l’ Avvenire, Sole 24 Ore. Scrive su Nuova secondaria ed è editorialista politico di www.santalessandro.org, settimanale on line della Diocesi di Bergamo.
Ha scritto “La caduta del vento leggero”, Guerini 2008, “La scuola è finita…forse”, Guerini 2009, “Scuola: rompere il muro fra aula e vita”, BQ 2016 ed ha curato “Che fine ha fatto il ’68. Fu vera gloria?”, Guerini 2018.