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Paesi del Sud Europa: da Pigs a protagonisti?

Amedeo Lepore venerdì 12 Settembre 2025
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di Amedeo Lepore

 

La notizia di un sorpasso da parte dei mercati azionari dell’Europa meridionale rispetto a quelli del resto del continente non è di oggi. Sono alcuni mesi che il Financial Times sta seguendo questa pista. Già a febbraio, Janan Ganesh scriveva di una sorta di rivincita dei cosiddetti “PIGS”, riferendosi non solo a una risalita di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, ma anche alle difficoltà di tradizionali economie e Paesi di punta europei. Il tema centrale che veniva evidenziato era il valore strategico della frontiera meridionale del continente, “difficile da immaginare alla fondazione dell’UE”. Il columnist del quotidiano economico-finanziario non si limitava a considerare il bordo settentrionale del Mediterraneo, ma guardava anche ai tassi di natalità dell’Africa e agli altri fenomeni che avrebbero potuto contribuire a una crescita in grado di progredire ulteriormente.

La crescente influenza del “mare in mezzo alle terre” scaturisce dal cambiamento epocale degli assetti geopolitici ed economici mondiali, ma anche da alcune tendenze inarrestabili, come quella di un mondo giovane che avanza nei confronti di un continente che invecchia e registra, nell’insieme, un’ancora angusta performance economica. A questa novità, al rafforzamento ineluttabile delle relazioni e dei traffici tra il Nord e il Sud del mondo, dovuto all’interruzione dell’asse finora predominante tra l’Est e l’Ovest, si deve la scoperta della collocazione favorevole e della spinta propulsiva dei Paesi meridionali dell’Europa. In un articolo di giugno, sempre il Financial Times evidenziava che Italia, Grecia e Spagna emergevano come “gli improbabili vincitori dalle turbolenze del mercato obbligazionario”, con una consistente riduzione del divario finanziario al cospetto di Paesi come la Francia e la Germania.

Secondo il corrispondente Ian Smith, in quella fase, gli investitori si affrettavano ad acquistare i titoli della parte meridionale dell’Europa, nonostante l’inquietudine dei mercati globali per l’innalzamento del debito pubblico nelle grandi economie. Non si trattava di semplice fiducia in questi Paesi, ma della necessità di contrastare i rischi provenienti da altre realtà e dall’instabilità del quadro internazionale. L’ultima analisi del quotidiano britannico ha riproposto questi temi, ribadendo il fatto che i mercati azionari delle economie mediterranee continentali, in precedenza scarsamente apprezzati, ora stanno scavalcando le piazze principali, perché “gli investitori cercano valore in un contesto di rinnovato entusiasmo per gli asset europei”. Tale indicazione – ad avviso di chi scrive – ha, molto probabilmente, due significati.

Da un lato, questa parte del mondo, il Sud, sta acquisendo nuova vitalità e non è un caso che vari Paesi africani, in crescita a una velocità inusitata, potranno rappresentare le economie emergenti del prossimo futuro. Dall’altro, l’Europa non è condannata a un declino assoluto, ma, se solo sapesse sfruttare le opportunità offerte dalla crisi dei circuiti economici e commerciali tradizionali e dalla sua vicinanza al baricentro mediterraneo, avrebbe la porta aperta sulla prospettiva di una nuova centralità globale. Il reporter Emily Herbert ha proseguito il suo articolo di questi giorni, mostrando che gli investitori sono particolarmente interessati “al punto di ingresso più economico” all’interno di uno scenario di crescita europea. Infatti, una serie di eventi, quali la presentazione delle misure di stimolo fiscale della Germania e l’incremento della spesa per la difesa europea, insieme alla preoccupazione dei mercati finanziari per gli effetti dirompenti negli Stati Uniti delle guerre commerciali provocate da Donald Trump, hanno suscitato un rialzo improvviso di attenzione e attrattiva da parte degli investitori verso l’Europa e, soprattutto, verso le sue aree più performanti.

A pesare su questo nuovo quadro sono certamente gli elementi di precarietà politica di Paesi come la Francia e l’esposizione alle chiusure commerciali di USA e Asia specialmente da parte della Germania. Tuttavia, sarebbe una dimostrazione di ingenuità se i Paesi dell’Europa meridionale si adagiassero nella convinzione che un processo è compiuto e che i problemi del recente passato sono definitivamente risolti. I segnali positivi che anche il Mezzogiorno sta conoscendo, in una dimensione di proattività e protagonismo, vanno consolidati e messi alla prova di un tempo di più ampia durata.

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