di Augusto Barbera, presidente emerito della Corte Costituzionale
Articolo apparso su Il Riformista, 27 gennaio 2026
Premetto che non mi piace la censura effettuata nei confronti di Barbero da piattaforme dei social che ricordano gli interventi del Ministero della Verità di George Orwell. E per questo ha la mia solidarietà. Ma ciò premesso il collega Barbero, mi spiace dirlo, ha detto tante cose decisamente inesatte, anzi false.
Barbero dice: “Il governo potrà di nuovo, come in uno Stato autoritario, dare ordini ai magistrati minacciarli di sanzioni”. Leggiamo insieme il testo. Non vedo nessuna norma che consentirà al governo dare ordini ai magistrati e di minacciarli di sanzioni. Anzi, il governo continuerà a non avere alcun ruolo sia nelle procedure di elezione dei Csm e dell’Alta Corte, sia nello svolgimento delle loro attività. Dico di più. La loro autonomia viene rafforzata. Spiego perché. La Costituzione vigente assicura l’autonomia costituzionale ai soli giudici mentre rinvia alla legge ordinaria le garanzie di autonomia dei PM. Il testo sottoposto a referendum così invece si esprime: “La magistratura costituisce un organo autonomo e indipendente ed è composta dalle carriere giudicante e dalla carriera requirente”.
Barbero dice: “La separazione di fatto c’è già”. Ripete, ma non è così, una imperdonabile confusione tra separazione delle funzioni e separazione delle carriere. Barbero non può ignorare che tuttora Pubblici ministeri e Giudici continuano a rispondere allo stesso CSM – organo che decide su tutti gli aspetti delle loro carriere (promozioni, trasferimenti, nomine ecc.). Una commistione inaccettabile. Può un imputato accusato da un PM sentirsi tranquillo sapendo che sarà giudicato da un Giudice che, a sua volta, per la sua carriera dipenderà dal giudizio del PM presenti nel CSM o, peggio ancora, se saprà comunque che il suo accusatore e il suo giudice appartengono alla medesima corrente? Incalza ancora Barbero: “Comunque, la riforma ‘indebolisce’ il CSM, perché ne prevede lo sdoppiamento: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri”. Non vedo perché. Lo sdoppiamento del Csm è la logica conseguenza della separazione delle carriere. Potrebbe invece Barbero avere ragione solo se intendesse dire che la riforma indebolisce non il CSM ma le correnti. Ed ancora Barbero critica che “al di sopra del Csm ci sarà un altro organo, anch’esso composto da rappresentanti dei magistrati e da membri di nomina politica”. Io invece trovo non minacciata, né indebolita la funzione disciplinare affidata a organi diversi da quelli che sono chiamati a svolgere le funzioni di amministrazione attiva di una così importante categoria e quindi chiamati a occuparsi, appunto, di promozioni, trasferimenti e nomine.
Barbero trova criticabile che i membri togati cioè quelli che “rappresentano” i magistrati, saranno tratti a sorte. Ma dove sta scritto che i componenti togati debbano svolgere una funzione di rappresentanza della magistratura? Il Csm è un organo di garanzia, di alta amministrazione, che deve occuparsi (torno a dirlo) di promozioni, trasferimenti, assegnazioni e nomine. Non di rappresentanza della magistratura. Ne approfitto, anzi, per chiedere ai cultori della storia del collega di respingere le argomentazioni dei fautori del No (anche autorevoli) che si chiedono, in tono polemico, perché non estendere il sorteggio anche ai Consigli comunali o addirittura ai Parlamenti. Evidente ragionamento. Barbero invece sa bene che la rappresentanza politica è espressione della sovranità popolare che, in una democrazia, si esprime solo con l’elezione da parte del popolo.
Non è vero che avremo, come dice Barbero, “un CSM dove i membri magistrati sono tratti a sorte, mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui”. Anche i componenti laici dei due Csm e dell’Alta Corte saranno estratti a sorte da un elenco predisposto dal Parlamento in seduta comune. Barbero conclude: “Questi organismi saranno per forza dei co-organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore”. Leggiamo: nei due Csm i magistrati continueranno a costituire i due terzi dei componenti, mentre nell’Alta Corte disciplinare i giudici scelti tra i magistrati saranno 9 su 15 (3 saranno scelti dal Capo dello Stato e 3 estratti dall’elenco del Parlamento).
Tante inesattezze e tante distorsioni. Evidentemente Barbero è vittima del suo eccesso mediatico: è troppo impegnato a approfondire tanta parte della storia umana, dagli Egizi alla spedizione dei Mille, da non trovare il tempo per leggere le norme su cui gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi nel prossimo referendum.
È un giurista, accademico e politico italiano, professore emerito di diritto costituzionale nell’Università di Bologna. È stato deputato del Pci e del Pds nonché Ministro per i rapporti con il Parlamento nel Governo Ciampi. Dal 21 dicembre 2015 è giudice della Corte costituzionale e suo presidente dal 12 dicembre 2023 al 21 dicembre 2024. È stato tra i promotori di Libertà Eguale fin dalla fondazione.
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