di Alberto Bianchi
Hanno ragione le On.li Pina Picerno ed Elisabetta Gualmini quando affermano che, nella campagna referendaria sulla giustizia, la linea comunicativa del gruppo dirigente schleiniano del Pd — che assimila al fascismo chi, da sinistra, voterà Sì al referendum del 22-23 marzo — risulti gravemente insultante e svilente.
Si tratta, insomma, di «una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista» (Picerno), che ha raggiunto il proprio apice negativo con l’intervista rilasciata dall’on. Elly Schlein al talk show Di Martedì, nella quale la leader democratica ha dichiarato che «chi a sinistra vota Sì al referendum non è ben accompagnato», poiché anche CasaPound, organizzazione neofascista di estrema destra, vota in tal senso.
È grave constatare che, quando il dissenso interno viene associato a “cattiva compagnia”, emergano analogie retorico-formali tra la dichiarazione dell’on. Schlein e schemi comunicativi attribuibili a personaggi e detentori del potere in paesi e regimi autocratici. Riconosco che l’affermazione risulti assai dura e severa, ma tant’è.
Nella comunicazione politica contemporanea, alcuni schemi retorici tendono evidentemente a ripresentarsi — ahimè — in contesti molto diversi. La recente dichiarazione di Elly Schlein suscita infatti preoccupazione e allarme, proprio per la struttura logica e la retorica argomentativa che la sorreggono.
In particolare, noto che la logica dell’argomentazione dell’on. Schlein presenta somiglianze con schemi retorici frequentemente usati da Vladimir Putin nel discorso pubblico russo, soprattutto quando si tratta di descrivere opposizioni interne, posizioni divergenti o semplicemente diverse rispetto alle proprie.
Naturalmente, i contesti reali sono molto diversi: da una parte un dibattito democratico in un talk show italiano; dall’altra la comunicazione e la propaganda politiche di uno Stato con dinamiche istituzionali e mediatiche profondamente differenti di natura autocratica.
Ma proprio per questo è interessante osservare come certe forme del discorso possano emergere in ambienti lontanissimi. Procedo per punti.
La logica dell’associazione al “nemico esterno”
Secondo molti studiosi della comunicazione politica russa, un tratto ricorrente nei discorsi di Putin è l’idea che alcune posizioni interne al sistema di potere russo — e al partito di cui il Presidente è il capo — coincidano, volontariamente o meno, con gli interessi di potenze ostili. La struttura è semplice: se il nemico esterno sostiene la tua posizione, allora la tua posizione è sospetta.
La frase di Schlein utilizza una logica simile, seppur in forma molto attenuata e in un contesto completamente diverso: se CasaPound sostiene il Sì, allora chi vota Sì da sinistra si trova “in cattiva compagnia”. In entrambi i casi, la diversità di opinione e il dissenso interni vengono interpretati attraverso la lente dell’allineamento con un avversario esterno (un nemico, nel contesto russo).
La delegittimazione dell’identità politica dell’oppositore interno
Nella comunicazione politica russa è largamente diffusa la tendenza a presentare opposizioni interne o diversità politiche come non autentiche, quasi fossero portatrici di interessi estranei alla comunità nazionale o al partito.
La dichiarazione di Schlein, pur collocata in un contesto democratico e pluralista, opera una delegittimazione simbolica analoga: chi vota Sì da sinistra non sarebbe più pienamente “di sinistra”, perché condivide la posizione con un movimento neofascista. La logica è affine: il dissenso e le diversità politiche interne mettono in discussione l’appartenenza identitaria alla comunità politica di riferimento.
La costruzione di un “noi” moralmente legittimo
Analisti della politica russa hanno spesso osservato che la comunicazione del Cremlino tende a costruire un “noi” compatto, depositario della legittimità nazionale, contrapposto a un “loro” interno percepito come deviante o pericoloso.
Nel caso di Schlein, nel contesto della campagna referendaria, il “noi” è la sinistra identitaria e radicale che vota No; il “loro” è chi vota Sì, rappresentato come vicino — almeno simbolicamente — a un’area politica opposta.
In entrambi i casi, la retorica non si concentra sul merito della questione, ma sulla purezza del campo di appartenenza.
L’allarme morale come strumento di mobilitazione
Un altro tratto tipico della comunicazione politica russa è l’uso dell’allarme morale: alcune scelte interne vengono presentate come rischiose perché indebolirebbero la stabilità del Paese o favorirebbero forze ostili.
La frase di Schlein utilizza certamente un allarme morale più lieve, ma strutturalmente simile: se la tua posizione coincide con quella dei neofascisti, allora è moralmente sospetta.
In entrambi i casi, i dissensi o le diversità di linea vengono trasformati in un problema etico, non in un’opinione alternativa.
Conclusione
Il confronto svolto in questo commento non riguarda giudizi sulle persone, ma le logiche e le forme retoriche del discorso e gli effetti che esse producono nelle relazioni e nella convivenza tra componenti interne a uno schieramento o a un partito. Ciò che emerge è che alcune logiche retoriche — colpa per associazione, delegittimazione dell’identità politica dell’avversario interno, costruzione di un “noi” moralmente e identitariamente superiore — possono riapparire in contesti molto diversi, dalla Russia contemporanea a un talk show italiano.
La democrazia vive anche nella capacità di riconoscere queste dinamiche e discuterle apertamente, senza confondere la forma con la sostanza, ma senza ignorare le risonanze che la storia e l’analisi comparata ci mettono davanti.
Sessantacinquenne, romano, studi classici, lavora presso Direzione Trenitalia spa, gruppo Fs italiane. Sin da giovane, militante della sinistra: prima nelle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista (FIGC), poi nel PCI (componente migliorista), fino allo scioglimento del partito. Successivamente ha aderito al PDS, poi DS. Attualmente è socio ordinario di Libertà Eguale.