Finché reggono le istituzioni, non tutto è perduto, scrive oggi Giuliano Ferrara sul
Foglio sottolineando (compiaciuto) il punto “politico e notizioso”: “Ricorderete la fama di perdente, di cattivo perdente, di illuso, di imbecille, di peggior presidente della storia americana, che Bush Jr. si procurò nelle élite liberal mondiali, politica e stampa e show business e satira (…) Bene, ora il superliberal Tom Friedman cita George Bush a testimone della decenza politica e civile nell’America stravolta dal trumpismo Maga. Confida a Brooks, in un bel colloquio a due sul
New York Times (
https://www.nytimes.com/…/tom-friedman-david-brooks…), che vorrebbe tutti i giorni al mattino sedersi e scrivere che non ce la faremo, che altri tre anni di trattamento trumpiano del paese sono insostenibili, ma è trattenuto da questo giudizio di Bush, il famoso Dubya, W., il mostro repellente della coscienza democratica mondiale. Dice Bush, citato da Friedman come elder statesman: finché reggono le istituzioni, le corti, l’Fbi, il meraviglioso stato denigrato come deep state, finché regge un minimo di bilanciamento dei poteri, non tutto è perduto. Da spauracchio dei progressisti a loro testimonial. Ben scavato, vecchia talpa” (
https://www.ilfoglio.it/…/il-gran-ritorno-di-bush-da…/).