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Venezuela, il mito antimperialista grillino

Umberto Minopoli sabato 26 Gennaio 2019
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di Umberto Minopoli

 

Il chavismo è l’ultimo residuo della mitologia antimperialista. Uno stanco stereotipo. Non ha niente dell’iconografia liberatrice degli anni ’60 e ’70. Chavez non ha fatto alcuna guerra di liberazione. Si è impossessato del potere, attraverso normali elezioni, e ha trasformato, progressivamente, quel paese, una nazione promettente in un lager.

Nemmeno la parodia di Cuba, ad esempio. Castro, grazie alla guerra fredda, ha potuto sino alla fine del comunismo mondiale mantenere un compromesso tra un’economia stentata e inconsistente, e una parvenza di stato sociale. Evitando punte estreme di miseria. Poi con la fine dell’Urss tutto è saltato.

Il Venezuela era un paese ricco. Un’ideologia protocomunista farsesca e fuori tempo (applicata negli anni ’80 e ’90) ha eroso le basi democratiche del paese e trasformato il Venezuela in un regime poliziesco. Ma soprattutto la pretesa di Chavez e Maduro di applicare le cervellotiche ricette comuniste (populismo, assistenzialismo, decrescita) nel nuovo secolo ha trasformato il Venezuela in una landa di miseria, di fame, di stagnazione e regresso. Da cui la gente scappa.

Eppure questo lager, questo inferno, questo deserto dei diritti dell’uomo, ha goduto e gode di simpatie in Italia: da destra a sinistra. Senza ritegno, dalla sinistra-sinistra di Sel a Grillo e ai Cinque Stelle, dai neofascisti di Alemanno alla Cgil, dai soliti intellettuali ai soliti attori del club dell’eterna sinistra ideologica sempre in cerca di modelli di liberazione ed emancipazione che, puntualmente, finiscono col sostenere vergognosi regimi dispotici, affamatori e di miseria.

Il mito antimperialista (nel senso di antiamericano) sopravvive come parodia, stanco spettacolo, residuo di intossicazione ideologica resistente, vecchiume fuori tempo in un mondo globalizzato, multipolare. E dove nuove minacce di guerra fredda (economica, commerciale) minacciano l’economia globale col protagonismo di potenze illiberali (come Cina e Russia). La paccottiglia ideologica destro-sinistra chavista è, ovviamente, oggi in regresso. La fame e la fuga dei venezuelani dal regime infernale della miseria ha zittito grillini, Cgil, sinistra e fascisti che simpatizzavano col regime. Senso del pudore. Ma che aspetta il governo italiano a schierarsi con la ribellione del Parlamento venezuelano contro la dittatura?

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