di Alessandro Maran
Sul
New York Times Magazine, Nicholas Casey sottolinea un fatto noto: il Venezuela è colpito da una maledizione. Non si tratta di stregoneria ma di un fenomeno, e un paradosso, familiare agli studiosi di economia politica e sviluppo internazionale. La “maledizione delle risorse” (o paradosso dell’abbondanza) si riferisce infatti alla miriade di casi in cui i paesi ricchi di risorse sono stati condannati alla rovina, principalmente sotto forma di cattiva governance. Il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere conosciute al mondo ed è caduto in pieno in questa trappola comune.
“Erano gli anni ’70 e il Venezuela era sommerso dai proventi del petrolio. A Caracas si stava scavando una sontuosa rete metropolitana, dotata di aria condizionata. Grattacieli sorgevano nella capitale e in altre città, mentre le compagnie straniere cercavano di farsi strada con la forza in questa miniera d’oro. ¡’Tá barato, dame dos! era lo slogan dell’epoca: ‘È economico. Dammene due’. Non tutti pensavano che il boom sarebbe durato, ma l’uomo che lo espresse nel modo forse più efficace fu Juan Pablo Pérez Alfonzo, ex ministro del petrolio venezuelano. Previde un crollo, proprio a causa di quella manna dal cielo. ‘Tra dieci anni, tra vent’anni, vedrete: il petrolio ci porterà alla rovina’, avvertì. ‘È escremento del diavolo. Stiamo annegando negli escrementi del diavolo’, racconta Casey (
https://www.nytimes.com/…/venezuela-oil-maduro-trump.html).
Le cause della maledizione delle risorse sono complesse. Nei paesi in via di sviluppo, le preziose risorse naturali hanno attirato potenze straniere determinate a estrarle, lasciandosi alle spalle problemi endemici legati al colonialismo e ai conflitti. Ma la ricchezza di risorse coincide anche con la corruzione, casse del governo che dipendono troppo dalle entrate derivanti delle risorse e la mancanza di sviluppo economico più ampio.
Casey si chiede se Trump incontrerà gli stessi problemi, scrivendo: “Intervenendo in Venezuela e rivendicando il diritto degli Stati Uniti di sfruttare i giacimenti petroliferi del paese, Trump potrebbe ora essere costretto ad assumersi una parte di responsabilità per le sorti della nazione — non solo delle sue risorse, ma anche della sua politica dissestata (…) Trump, dal canto suo, sembra pensare di poter prendere il petrolio senza tutto quel che ne consegue”. Casey ne parla con Terry Lynn Karl, economista politica di Stanford e autrice di ‘The Paradox of Plenty: Oil Booms and Petro-States” ((University of California Press, 1997:
https://a.co/d/jfnn9Q2), che analizza il ruolo del petrolio negli esiti negativi in ambito di sviluppo economico e politico in un gruppo di paesi. Casey scrive: “Quando ho chiesto a Karl (…) cosa prevedesse per il Venezuela, ha scorto un futuro molto più desolante del ‘paradosso dell’abbondanza’: un ritorno agli anni precedenti all’OPEC, quando governi e compagnie straniere gestivano i paesi produttori di petrolio come colonie di fatto. Potrebbero investire pochissimo per ricostruire il paese, preferendo piuttosto che tutto vada semplicemente negli Stati Uniti. ‘In tal caso, non ci sono soldi per governare il Venezuela’, mi ha detto” (
https://www.nytimes.com/…/venezuela-oil-maduro-trump.html).
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
Correlati