LibertàEguale

2019: bipolarismo alla Travaglio? No, grazie

di Marco Campione

 

Buoni propositi per il 2019: chiudere forni, impedire un bipolarismo da incubo, non suicidarsi.

 

Una tesi molto in voga nei salotti televisivi – tra le Grandi Firme e in chi si forma una opinione solo guardando cosa accade nei salotti televisivi e leggendo gli editoriali delle Grandi Firme (in gergo gli “addetti ai lavori”) – è che il PD dovrebbe “disarticolare la maggioranza”. È la versione sofisticata e togliattiana (o dalemiana, che è lo stesso) del prosaico, ma sputtanato “il pd deve dialogare con i 5S”.

 

Lo scenario ‘naturale’

Come la penso l’ho scritto: l’unico effetto sarebbe quello di accelerare lo scivolamento verso lo scenario più naturale, visto il risultato elettorale di marzo: un governo di centrodestra a guida Lega (con l’ausilio di una manciata di “responsabili” in questo Parlamento oppure passando da elezioni politiche che aumenterebbero il peso specifico della Lega). Dico naturale perché la mia tesi è nota: le elezioni politiche le ha vinte il centrodestra e solo una scelta viziata dal pregiudizio antisalviniano del Quirinale (unita al fatto che Salvini non ha accettato di fare l’operazione senza che a guidarla fosse lui) ha bloccato quella naturale evoluzione.

 

Un bipolarismo da incubo

A questa conseguenza sul breve periodo se ne aggiungerebbe anche una “di sistema”. Quella evoluzione rafforzerebbe infatti uno scenario dove Il bipolarismo italiano sarebbe da incubo, quello tra sovranisti (eventualmente alleati con i “moderati”) e populisti (eventualmente alleati con i “riformisti”).

Già, “bipolarismo”: perché i salottieri televisivi, i firmatari di editorialoni e la loro bolla di addetti ai lavori prima o poi dovranno fare i conti con la realtà: la nostalgia del proporzionale non esiste nella testa degli elettori ma solo in quella di chi vuole avere le mani libere per fare e disfare maggioranze sulle loro spalle.

Ricapitolando, la strategia di disarticolare la maggioranza dialogando con i Cinquestelle avrebbe due effetti: far governare il centrodestra con la Lega egemone e far evolvere il sistema verso un bipolarismo tra sovranisti e populisti, eventualmente alleati con alcuni “utili idioti”.

La prima conseguenza potrebbe anche essere accettabile (meglio essere governati da una manica di stronzi piuttosto che da una manica di cialtroni incompetenti), ma la seconda sarebbe deleteria.

 

La strategia di Travaglio

Fin qui la pars destruens. Ma fedele al motto “se non porti almeno una soluzione anche tu fai parte del problema”, abbozzo anche una alternativa. Ha fatto notare Travaglio che il potere contrattuale di Salvini è maggiore di quello di Di Maio perché il food influencer ha due forni aperti mentre il giovane ossessionato dalle manine non ha alternative. Travaglio quindi vorrebbe che il Pd aprisse un forno anche per Di Maio per metterli alla pari.

Comprensibile che Travaglio auspichi il bipolarismo sovranisti-populisti visto che è lo scenario che può garantire ai secondi (che gli sono cari) una qualche possibilità di sopravvivenza oltre questa legislatura. Non si capisce però perché il Pd dovrebbe accettare visto che in quel modo condannerebbe alla irrilevanza non tanto se stesso (i partiti nascono e muoiono), ma una opzione politica della quale è rimasto l’unico acciaccato alfiere (la sinistra liberale).

 

Un’alternativa: disarticolare il centrodestra

Quindi? Che devono fare i riformisti? Serve una soluzione che scongiuri quello scenario. Esiste? Io credo di sì. Vi piace essere togliattiani? Volete disarticolare qualcosa? Disarticolate il centrodestra: non aprite il secondo forno di Di Maio, ma fate chiudere quello di Salvini.

È probabile che questo regalerebbe al governo Conte qualche settimana in più, ma in prospettiva potremo dare agli italiani una alternativa credibile quando (presto, ma non prestissimo) si tornerà a votare.

Un esempio concreto? Martina ha detto che se vince lui farà un governo ombra: ottima proposta. Ma allora dovrebbero farne parte tutte le opposizioni: bastano tre o quattro figure simboliche, tipo Carfagna alle Infrastrutture e Crosetto al MISE, Aprea all’Istruzione ed Errani alla Salute.

E alle elezioni? Se son rose fioriranno e se non dovessero fiorire Salvini sarà costretto a presentarsi in coalizione con in Cinquestelle o ad andare da solo: nel primo caso perderebbe il Nord, nel secondo il Sud. Sarebbe uno scenario interessante. E certamente più aperto di quello che hanno in testa Travaglio e Salvini.

Provocatorio? Forse. Ma sempre meglio che suicidarsi.

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