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Il Terzo Polo come Macron? Con il Rosatellum è impossibile

di Umberto Minopoli

In Italia è possibile il programma di Macron, ma non il partito di Macron. Che ha potuto realizzarsi in Francia solo grazie al sistema elettorale presidenziale. Che rende possibile, votando il presidente, svuotare le tradizionali aggregazioni dei partiti e creare, d’incanto, un partito nuovo maggioritario.

Da noi, è evidente, questo non è possibile. Per cui l’evocazione “operazione alla Macron”, evocata da esponenti del Terzo polo, significa l’aspettativa di un successo delle liste del Terzo polo in termini di sottrazione di voti ad entrambi gli altri due. Non per vincere in proprio, in questo caso, ma per impedire governi autosufficienti di destra o di sinistra.

In un sistema proporzionale, questa operazione (la tentò Craxi sul finire degli anni 80) sarebbe del tutto legittima e, anche, comprensibile. Nella realtà del Rosatellum è semplicemente e tecnicamente impossibile. 147 seggi alla Camera e 74 al Senato, distribuiti col sistema del “first past the post”, il primo arrivato prende tutto, fanno di tali collegi il regolatore della maggioranza che uscirà. E sovradimensionano, in termini di seggi, specie alla Camera, il polo che vince in tali collegi.

Sulla base dei voti del 2018 e dei sondaggi, com’è noto a tutti, le probabilità di maggioranza al cdx sono assai reali. Sarebbe stato diverso se, nei collegi uninominali, la competitività del centrosinistra fosse stata aumentata da un accordo elettorale, anche esplicitamente tecnico (voto contro la destra), di tutti coloro che – per ragioni anche diverse tra loro – non vogliono un governo Meloni.

Non si può accampare la disomogeneità della coalizione “elettorale” come ragione della rottura. Per una ragione: se l’accordo, come era nei fatti, fosse stato distinto in un patto politico con alcuni (chi aveva sostenuto il governo Draghi) e in un patto solo elettorale con altri (sinistra-sinistra), questo bastava a dare un profilo politico preciso alla coalizione e all’eventuale governo di centrosinistra. I problemi li avrebbero avuti, piuttosto, gli “ospiti” come Bonelli e Fratoianni.

Questo, si era capito, era il ragionamento di +Europa/Azione prima della rottura. E, seppur non esplicitamente, dello stesso Renzi. Ed era il ragionare più logico e produttivo.

Nelle condizioni di oggi il terzo polo non può prevalere, realisticamente, in nessuno dei collegi uninominali. O almeno non in un numero tale da rovesciare l’esito per uno degli altri due poli. Essendo uno dei due, il polo di centrodestra, avvantaggiato nei sondaggi e nei voti reali sinora espressi, è matematico che l’aver impedito un accordo nel centrosinistra è un regalo al centrodestra.

Colpa di Calenda/Renzi o di Letta? Ci si può pure dividere su questo, ma non ha nessuna importanza: il risultato è un vantaggio per Meloni-Salvini-Berlusconi. E non ce n’era alcun bisogno.

1 Commenti

  1. Silvano Lombardo domenica 21 Agosto 2022

    Il ritornello che la costituzione del terzo polo è un regalo alla destra è una pietosa bugia visto il divario incolmabile tra destra e sinistra . In questa tornata elettorale occorre gettare le basi per la costruzione di un’alternativa riformista ed europeista che sia pronta a governare quando il governo Meloni fallirà , a cui potrà aggregarsi il PD se rinuncerà alle tentazioni populiste.

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