LibertàEguale

Ceti medi e Italia rosa

di Danilo Di Matteo

 

Elly Schlein ricorda da vicino gli “attivisti” nordamericani. Un vocabolo noto anche da noi, da tanto tempo. Ma gli si preferiva “militante” (la “mistica della militanza”, direbbe Alberto Ronchey). Del resto, già nel nome è un’euroamericana, quasi a ricordare che siamo tutti meticci. La storia dei singoli e delle famiglie è caratterizzata, non da oggi, da passaggi, spostamenti, sradicamenti, nuove radici. La purezza dell’identità è bluff e illusione. Illusione pericolosa, non di rado.

Sarebbe bene non abbondare con gli “ismi”, nei commenti sulla giovane segretaria. A non leggere a tutti i costi, ad esempio, la vicenda attuale della sinistra e del Pd come un confronto tra (neo)riformismo e neomassimalismo. Un suggerimento mi sentirei di darglielo, però: fondamentale per la sinistra è l’attenzione costante ai ceti medi. Togliatti, nel dopoguerra, dedicò una celebre conferenza al “Ceto medio e Emilia rossa”. Schlein potrebbe dedicarne un’altra ai “ceti medi e Italia rosa”. Al plurale, come merita una società complessa.

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