LibertàEguale

Perché l’Italia non sa esprimere una politica simile a quella di Francia e Germania

di Pasquale Pasquino

 

Il testo di Giorgio Armillei apparso su Landino del 13 novembre e ripreso da Libertà eguale pone la sinistra riformista dinanzi a un dilemma fondamentale a proposito del quale vorrei sottoporre a chi legge qualche osservazione.

Dirò per cominciare che condivido essenzialmente il punto di vista di Armillei quanto alla emergenza nella politica europea contemporanea della dicotomia europeismo/sovranismo che rappresenta in certo senso la versione continentale della opposizione più generale tra apertura e protezionismo. Condivido anche la affermazione che oggi queste ultime, senza eliminare l’opposizione novecentesca fra destra e sinistra, ne hanno in vari modi preso il sopravvento. Condivido infine la sua analisi dei casi francese e tedesco, dove in forme diverse gli attori politici, finora confortati dal voto popolare, hanno scelto coalizioni al centro dello spettro politico, che hanno isolato le ali estremiste e sovraniste, più spesso a destra dello spettro che a sinistra.

Vorrei peraltro sollevare le difficoltà che incontra uno schema di questo tipo per il nostro paese oggi.

Per far questo vale la pena di considerare le ragioni che hanno permesso questo possibile sviluppo in Francia ed in Germania per considerare la possibilità di una simile scelta nel quadro politico della penisola. 

In Francia il governo di centro è stato reso possibile innanzitutto dalla struttura costituzionale di quel paese che vede l’elezione diretta a doppio turno del Presidente della Repubblica, seguita dalle elezioni dell’Assemblea Nazionale, che naturalmente tendono a dare al capo dello stato una maggioranza nella Camera del parlamento che ha in generale l’ultima parola sulla legislazione. In secondo luogo, i due partiti, il socialista e il post gollista, che hanno segnato la storia politica durante la maggior parte della 5a Repubblica, non sono stati in grado di raggiungere il secondo turno dell’elezione presidenziale del 2017. Ciò è accaduto per ragioni diverse: la spaccatura del partito socialista durante la presidenza Hollande e lo scandalo che ha affossato a destra la candidatura di Fillon. Di conseguenza, essi hanno permesso al giovane Macron di coalizzare intorno a sé tutta la componente moderata e filoeuropea del corpo elettorale francese. Quest’ultimo, nonostante una retorica protestataria e spesso radicale, non ha mai fatto scelte estreme, almeno a partire dalla Terza Repubblica – con l’eccezione di Vichy, governo prodotto dall’occupazione militare nazista e non dalle urne.

L’alleanza centrista filoeuropea a Berlino ha altre ragioni d’essere e nasce invece nel quadro di un sistema politico caratterizzato da una legge elettorale proporzionale, nel quale i due partiti che hanno dominato la vita della Bundesrepublik, nonostante un certo declino soprattutto delle SDP, restano partiti forti e strutturati, ma ormai incapaci di ottenere una maggioranza, per la crescita di ali estreme staccatesi dai due partiti: Die Linke per la SPD e Alternative für Deutschland per la destra. Al di là di una precedente esperienza di governi di grande coalizione CDU/SPD, l’alleanza al centro dello spettro politico è sembrata possibile in una cultura politica che più facilmente accetta il compromesso e marcata dalla figura eccezionale della Cancelliera Merkel.

Se teniamo conto delle condizioni che hanno permesso ai nostri maggiori partner politico-economici europei di imporre la scelta europeismo – sovranismo al loro corpo elettorale, che ha scelto o accettato, nel caso tedesco, il primo corno del dilemma al di là della opposizione novecentesca di destra/sinistra, due questioni sorgono alla riflessione. La prima di ordine più generale, la seconda riguardo alla possibile trasposizione in Italia del modello franco-tedesco.

Il primo punto riguarda la considerazione che un tale modello, diversamente da quello tradizionale destra/sinistra, esclude in certo senso l’alternanza al potere: quella che ha caratterizzato la vita politica francese dal 1981 e quella tedesca a partire dal cancellierato di Willy Brandt; ma anche quella italiana negli anni del sistema elettorale maggioritario. Una democrazia senza alternanza, poiché l’alternanza sarebbe considerata come possibile scontro con l’Unione Europea, sembra una contradictio in adjecto. Si può dunque supporre che le grandi coalizioni di centro siano una soluzione per un tempo definito, che può anche essere abbastanza lungo, durante il quale verrebbe a stabilizzarsi l’esistenza politica dell’Unione Europea contro i vecchi demoni del nazionalismo.

Tuttavia, e indipendentemente da tale rilevante questione, possiamo chiederci se esistano in Italia le condizioni, oggi e nel futuro prossimo (sul lungo periodo sappiamo tutti, soprattutto i non giovani, quello che ha scritto Keynes), per immaginare una versione italiana della grande coalizione.

Purtroppo, questo sembra difficile. Da noi non esiste né un sistema presidenziale a doppio turno, né una solida cultura (non trasformista e quindi fragile) del compromesso. Soprattutto oggi i tre partiti di destra hanno qualche buona chance di vincere le prossime elezioni, almeno con la legge elettorale esistente, per cambiare la quale non sembra esserci maggioranza in Parlamento. Inoltre, e più rilevante, la presenza di significative forze centriste nella domanda e nell’offerta politica sembra un’araba fenice. Il nostro paese è diviso in modo ostile fra destra e sinistra, eredità nefasta del ventennio berlusconiano per cui anche una alleanza sui temi europeisti fra PD e FI sembra difficilmente concepibile, senza tener conto di ciò che è più rilevante, che tale improbabile alleanza non ha i numeri per governare.

Ci dobbiamo chiedere allora che speranze ha oggi e domani, dopo non lo so, una campagna elettorale centrata su + Europa, che a me piacerebbe molto, ma che non sembra molto attraente per la massa degli elettori.

Si deve tener presente peraltro l’entrata in scena di un inaspettato attore politico: il virus Covid 19!

Esso potrebbe essere stato il responsabile della sconfitta del bullo Trump in America, ma sembra aver contribuito al declino del sovranismo locale in Italia. La matrigna – secondo i sovranisti italiani – Germania sta soccorrendo l’Italia e dietro o davanti la Germania c’è la Commissione Europea di Ursula von der Leyen. Così come il Parlamento di Strasburgo. 

Qualcuno l’ha spiegato ai FdI di Giorgia Meloni, e con qualche difficoltà pare lo stanno spiegando anche a Salvini.

Sto dicendo che pare improbabile che le prossime elezioni italiane, quando saranno, nel ’22 o nel ’23, a pandemia speriamo archiviata, difficilmente vedranno gli attori politici nostrani schierati su una contrapposizione Europa/nazione. Più probabilmente su diverse concezioni dell’UE, poco comprensibili agli elettori. Teniamo conto anche del fatto che Orban e Kaczyński antieuropei hanno trovato un comodo posto nell’Unione che dà loro molti euro.

Concludo. Sarebbe bello, o almeno piacerebbe a chi scrive, immaginare una politica italiana sul modello filoeuropeo e centrista, capace di mandare all’opposizione le ali estreme di destra e di sinistra. Ma senza i confusi, più che antieuropei 5S, il PD non va da nessuna parte. L’antiberlusconismo della sinistra italiana rende improbabilissima ogni stabile coalizione con quello che è rimasto del vecchio partito, si fa per dire, di Berlusconi. Una alleanza con la destra italiana di Meloni, ormai vagamente convertita all’europeismo sembra ancor meno probabile. Resta la Lega di Salvini. Ma bisognerebbe che il partito si sbarazzi di lui o che il Capitano si trasformi in Paolo sulla via di Damasco??

Allora anche se saranno tutti europei, o almeno non antieuropei, la vecchia logora divisione destra/sinistra continuerà ad essere in primo piano sulla scena. E i riformisti dovranno far valere ragioni di una sinistra pro-europea più attraenti di quelle di una destra pro-europea anch’essa.

Sperando che la Germania “romanizzi” ergo “europeizzi” i barbari. Chi se lo sarebbe aspettato dopo la sconfitta delle legioni romane nella selva di Teutoburgo! 

1 Commenti

  1. Piero martedì 24 Novembre 2020

    desideri…quanti?! una riforma europea necessaria ma i nazionalismi franco-tedeschi-nordisti non li vince nessuno per ora. e questo determina forze anti-europa, comprensibile! I 5* sono alla frutta ma anche il PD se non fa un congresso con un vero leader capace di ridare anima e idee chiare. il sistema elettorale va riformato stile Francia: chi lo vuole? gorno-minoranze?!

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