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Quarto e la demagogia che affligge (anche) il Mezzogiorno

Leonardo Impegno lunedì 25 gennaio 2016
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La vicenda di Quarto, ormai diventata un caso nazionale, dimostra quanto movimenti come quello dei 5 Stelle, che concettualmente si ritengono diversi dagli altri partiti, abbiano invece un tessuto per nulla impermeabile alla delinquenza organizzata e siano sguarniti di fronte alle insidie della camorra, soprattutto nei piccoli centri. Il caso Quarto fa emergere la crisi di un modello di partito che dimostra la sua incompiutezza, la sua inadeguatezza politica e morale e mostra lo scollamento dei vertici nazionali da quelli locali cresciuti entrambi senza nessuna preparazione e nella piena arretratezza istituzionale e culturale. Ecco, la questione non è solo politica, ma culturale. Un movimento che grida allo scandalo anche di fronte alle stupidaggini, che usa un linguaggio inappropriato ed estremista (ricorrendo all’uso di concetti quali “colpo di stato” e “attentato alla democrazia”), a Quarto si è ritrovato vittima dell’assenza di categorie politiche e di capacità di gestire i processi decisionali.

Questa vicenda è lo specchio della povertà di certe battaglie politiche condotte solo a suon di slogan e basate esclusivamente sul concetto di moralità. Che attecchiscono in particolare sul tessuto sociale locale, nei piccoli centri, storicamente terreno privilegiato per la sperimentazione di un nuovo modo di far politica. Ma anche preda facile per la permeabilità del tessuto sociale rispetto alla malavita. Ma dopo i fatti di Quarto, chi ci assicura che, soprattutto sul locale, movimenti come i 5 stelle non siano nuovamente “scalati” dalla delinquenza organizzata?

Il loro fallimento nasce infatti proprio nei luoghi dove chi è stato eletto non è riuscito a mettere in campo nuove politiche, ma ha solo bloccato la macchina comunale. E Quarto è la dimostrazione dell’inadeguatezza di questa maniera di affrontare la politica e il governo della cosa pubblica, non rendendosi immuni dalle infiltrazioni, ma soprattutto dimostrando l’incapacità di gestire momenti difficili ai quali un’amministrazione facilmente è esposta durante il proprio mandato. Qui sorge spontanea una seria riflessione: questi movimenti sono pronti ad amministrare città importanti, metropoli come Napoli, Milano, Roma? Al momento, assolutamente no. Lo dimostra anche il fatto che dove il M5s governa lo ha fatto senza soluzione di continuità, senza cambiare di una virgola l’opera delle amministrazioni precedenti. Il caso Quarto è un avvertimento per tutti quei cittadini (e sono tanti) a cui non interessano le beghe interne ai movimenti e ai partiti politici né le chiacchiere sugli scontrini.

Chi va a votare convinto è interessato alla risoluzione dei problemi concreti e questo M5s non gli può bastare, soprattutto ora. È per questo che in una terra complessa come la Campania un candidato cosiddetto “controverso” come De Luca ha vinto le elezioni: gli elettori sapevano che lui sarebbe intervenuto sui problemi concreti come quello dello smaltimento delle ecoballe, che comincerà a febbraio. Altro che De Magistris.
Dai 5 stelle, che qui in Campania soffrono dell’effetto boomerang, al sindaco di Napoli, il passo è breve. De Magistris infatti è perennemente in campagna elettorale, tanto impegnato da saltare qualsiasi tavolo in cui si debbano prendere decisioni difficili. L’ho definito “disertore istituzionale” e lui non mi ha smentito con i fatti perché in questi giorni ha deciso di boicottare i tavoli della cabina di regia che deciderà sul futuro di Bagnoli. In un territorio che aspetta da decenni risposte, che attende decisioni istituzionali definitive per poter ripartire, ai cittadini interessa lamentarsi per il modo in cui il governo modificherà il piano regolatore? Oppure veder rinascere la loro Bagnoli? Il sindaco, intanto, con un modo di fare per nulla istituzionale, diserta e boicotta criticando tutto e tutti, un po’ come fa il movimento cinque stelle. È questo un atteggiamento serio?
Allora, questo è il punto: a Napoli, in Campania, nel Mezzogiorno i problemi sono troppi e molto radicati per dedicarsi alla sola denuncia. La politica oggi deve ripartire dai progetti e dalle idee, e forse non guasterà tornare anche a parlare anche di formazione di partito, per evitare che le nuove classi dirigenti in futuro non siano in grado di partecipare alle sfide sempre più complesse che ci attendono.

Deputato del Partito democratico, è membro della Commissione Attività produttive della Camera. Avvocato, collabora alla cattedra di diritto degli enti locali della Università Federico II di Napoli. Twitter: @leonardoimpegno

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