LibertàEguale

Tre motivi per restare nel Partito Democratico

di Umberto Minopoli

 

Perché dissento da Matteo e resto nel Pd. Tre i motivi.

 

Il Pd è l’unico argine all’Opa populista sulla sinistra democratica

Primo: il quadro politico attuale (che Renzi ha, purtroppo, contribuito a creare). Non l’ho condiviso e non lo condivido. Per me, è noto, era meglio votare. E i governi purchessia, fatti per paura della vittoria dell’avversario, di solito hanno esiti negativi. Col voto si sarebbe sancita la funzione del Pd di guida dell’alternativa ai due populismi. Oggi, invece, essa è in discussione. E si procede, al contrario, verso un bipolarismo in cui la guida è dei 5stelle.

Mi aspettavo che Renzi, come ha fatto in questi anni, combattesse questo sbocco. Con la scelta del governo e poi della scissione si spinge invece, nei fatti, il Pd a sciogliersi in un indistinto blocco di sinistra populista. Un incubo. Il Pd resta, comunque lo si giudichi, l’unico argine oggettivo alla Opa populista sulla sinistra democratica. Matteo lo diceva fino a un mese fa. Con la scissione, invece, ci si arrende e si consegna il Pd più debole, al dominus grillino e di sinistra sinistra.

Perché? Non trovo risposta sensata a questa domanda. Perché non difendere, come si è fatto fino a luglio, l’autonomia del Pd? Per rinnovarlo in altre direzioni che a sinistra: la ripresa al Nord, il partito del Pil, la conquista degli astenuti, quell’immensa area di elettori, senza rappresentanza, che non è sovranista e che non è populista di sinistra, che vuole la crescita e teme l’ambientalismo punitivo e stagnante dei populisti di sinistra. Il modello è il Si Tav: un popolo mobilitato a favore della modernizzazione. E il Pd in sintonia con esso. Nessun partitino personale può riempire il vuoto che creerebbe la fine del Pd e il suo confluire, definitivo, nel blocco delle tre sinistre.

 

No al sistema proporzionale

Secondo: la scissione si realizza in combinato disposto con l’abbandono del maggioritario e l’approdo al proporzionale. Il Pd è l’unico partito che ha tutto da perdere dal proporzionale. Va indotto a resistere a questo esito.

Sono 30 anni e più che i riformisti liberali di questo paese insistono sul rapporto, intimo e diretto, tra riformismo e maggioritario. Sono 30 anni che la sinistra democratica ha individuato nel sistema politico proporzionale la ragione del “mancato riformismo” nella storia italiana. Che ha impedito la presenza di una grande socialdemocrazia, prima, e poi di un partito riformista guida di un’alternativa progressista. Il Pd nacque per questo.

Il sistema politico del dopoguerra, proporzionalista e bloccante, è la ragione della stagnazione italiana. Questo sistema proporzionale, con la frammentazione e il particolarismo è l’anomalia che blocca, in Italia, le decisioni di innovazioni… Col proporzionale le riforme sono impossibili e irrealizzabili. Col proporzionale si fa una riedizione del pentapartito senza qualità, dei governi fatti solo per durare. Conservatorismo. Così l’Italia non crescerà mai. Era l’intuizione delle riforme del 2014. Ora si torna al passato.

 

Non serve un partito personale ma un partito a vocazione maggioritaria

Terzo: un progetto riformista non può camminare su piedi fragili o su partiti personali. Non ci può essere una possibilità riformista senza un grande partito riformista, senza la guida di un partito “a vocazione maggioritaria”. E’ stato un postulato del renzismo.

Perché non vale più questa idea? Perché si lascia Il Pd alla mercé del populismo e della sinistra sinistra? Si dice che il Pd è ormai perso al progetto della “vocazione maggioritaria”. Per 5 anni si è sostenuto il contrario. E con successo. In questi 5 anni si è realizzata la più innovativa stagione di riforme della storia italiana. E il grande successo del 2014 fu il trionfo dell’idea della vocazione maggioritaria. Perché non ritentare? Perché arrendersi e consegnare il Pd alla deriva di sinistra? Oggi, con la scissione, questo è più difficile. Ma non si chieda di gioire. Senza un partito riformista grande e vocazionalmente maggioritario il riformismo è morto. Sono tempi duri per un riformista.

Agli amici di una Primavera di 5 anni, faccio comunque gli auguri.

1 Commenti

  1. Euro Perozzi giovedì 19 Settembre 2019

    Purtroppo un ingegnere non può avere intuizione politica,
    Il PD è ormai un partito a vocazione minoritaria. Per lo scopo originario della vocazione maggioritaria è un partito inutile, Rimane solo dentro il PD una forza legata al concetto gramsciano di egemonia culturale, declinata nei concetti minoritari di difesa di classi sociali sempre meno disposte a discutere con le altre i propri privilegi.

    Rispondi

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *