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Viaggio in Sicilia, il caso ennese

Vincenzo Cimino giovedì 2 luglio 2015
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I risultati delle elezioni siciliane hanno dimostrato che il Partito democratico isolano non è nella testa della gente, la quale s’organizza con liste ad impronta cittadina, seppur con profili politici incerti. È un Pd che in Sicilia ha creato vuoti enormi che l’elettore cerca di colmare  regolandosi in autonomia, pur di dire “no” ad un fare politica avulso dal mondo progressista. Il voto di Enna ha bocciato il “rachitismo politico siciliano”, sprezzante persino sull’uso del simbolo del Pd entrato ed uscito come un coniglietto dal cilindro di mediocri prestigiatori sconfitti.

Le opinioni che si ritrovano su Repubblica di Palermo, oltre a quelle espresse da Buttafuoco e Fava fino ai notabili vecchi e nuovi di questo partito rischiano di celare il fatto che – ad esempio – il neo sindaco di Enna Dipietro con il vicesindaco Girasole, per anni militanti attivi di Pds, Ds e Pd, sono stati epurati, o se volete esodati, assieme a centinaia di persone stimate per la loro limpidezza politica, dal partito di Crisafulli. Il loro torto era ed è il dissenso sulla rudezza politica di chi, con  feeling malcelato, è definito il Barone Rosso (per tantissimi Grigio). Una vicenda voluta dalla segreteria Bersani e subita da quella di oggi. Riflettiamo, però, a bocce ferme per andare oltre l’immagine ennese che ci viene esposta, ossia quella di Repubblica – “l’Università Kore è creatura di Crisafulli, va riconosciuto” – ; quella di Crocetta – ” la colpa è di Renzi ” -; quella di testate nazionali – “il centrodestra vince e perde il centrosinistra, definita l’alleanza dei crisafulliani con i cuffariani e i referenti di Castiglione” (falso) -. Il voto di Enna ha ben altra valenza, tant’è che ha vinto uno schieramento sceso in campo per dire “no” ad un potere tanto arrogante quanto dannoso, tanto rude quanto spocchioso. È idea diffusa che ad Enna ha vinto la gente, e non la politica fin allora vissuta. Già, è la gente che vuole diradare la nebbia , per gli ennesi “a paisana”, calata sulla vita pubblica; che s’è espressa con un “no” motivato dalla voglia d’avere un sindaco e non un padrone; di avere una classe politica rinnovata; di tornare alla politica come servizio ed esercizio democratico. Enna può farsi laboratorio siciliano per smontare il Pd dei notabilati, povero di una politica che appassioni? Forse è troppo, ma in tal senso va aiutata questa città che ha sconfitto in solitudine un personaggio ritenuto non solo impresentabile, ma pure ingombrante ed invadente.
Ritorniamo al Pd siciliano, che con il crisafullismo va  a braccetto. Un argomento che i dirigenti siciliani tentano di raggirare con uno strano comune denominatore, ossia che la colpa è di Renzi se in Sicilia s’è perso! Chi è sconfitto spesso alza il tiro per distrarre dagli intenti mancati. E’ chiaro a tutti che, stando alla metafora, la freccia lanciata dal Pd isolano, ossia “il rachitismo politico” del segr. reg.le Raciti, ha fallito. È risultato uno schema elettorale così rappresentabile. S’indica il crisafullismo come identità vigorosa del Pd nostrano; si sostiene l’Alleanza agrigentina senza confini politici; si coprono le dure complessità di Città come Augusta e Gela pur di starne alla larga; non s’avverte l’affanno del governo Crocetta avvitato nella sua quotidianità. Emergono i cacicchi vecchi e nuovi, garanti d’un partito dalemiano ad oltranza e contro Renzi perché loro possibile rottamatore. Si può chiedere sostegno elettorale a tutto ciò?

Esponente del Partito democratico ennese ed appartenente alla tradizione riformista siciliana

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