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Brexit: qualche spunto per la leadership europea

Lia Quartapelle domenica 26 giugno 2016
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Sono ore, queste successive al voto per la Brexit, in cui si sente la necessità di una forte leadership politica a livello europeo. Se la si potesse comprare sui mercati azionari, venderebbe più di un bene-rifugio.

Dalla vicenda di David Cameron, promotore del referendum sull’Unione europea e dimissionario perché sconfitto dal voto del 23 giugno, si possono però forse trarre alcune lezioni anche per i leader europei che, già dall’incontri Berlino, e poi dal Consiglio europeo, dovranno trovare un modo per imboccare la strada che conduce fuori dalla paralisi che attanaglia da anni il progetto europeo e che lo ha reso così inviso in tanti paesi membri.
In primo luogo: bando al cinismo. O anche: i cittadini meritano analisi dei problemi corrispondenti alla realtà, non un uso spregiudicato di questa. Il primo errore da far rilevare nella condotta di David Cameron in questi mesi è stato il suo uso cinico della questione migrazioni. La confusione priva di scrupoli tra libera circolazione dentro l’Unione europea di lavoratori e i flussi di richiedenti asilo che sbarcano sulle coste europee come conseguenza dell’instabilità globale è stato uno degli strumenti che ha permesso al Partito conservatore di uscire trionfante dalle elezioni politiche del maggio 2015. Una modalità manipolatorio di utilizzare la realtà che però si è ritorta contro Cameron: il caso della campagna per il Leave è stato costruito riprendendo e amplificando quella confusione.
In secondo luogo, i tempi in cui viviamo non permettono atteggiamenti confusi: la politica deve dire ciò che pensa, e fare ciò che dice. Il tatticismo, che si è tradotto in confusione, ha invece dominato l’atteggiamento di Cameron nei rapporti con l’Unione europea: la richiesta di referendum avveniva sulla base di un lavoro di negoziato con le istituzioni europee per ottenere uno status speciale su quattro dossier. Il primo ministro si è quindi trovato a difendere le ragioni del rimanere dentro una Unione avendo appena negoziato condizioni speciali perché la cornice della presenza del Regno Unito all’interno dell’Ue comunque non era giudicata soddisfacente. Una posizione con un piede dentro e un piede fuori dalla porta che era debole, ed è risultata ancora più debole alla luce della complessità del tema trattato dal referendum (in particolare alla luce delle possibili conseguenze imprevedibili di una vittoria del Leave).
In terzo luogo: nel sostenere un punto di vista per una questione così articolata come le molte ragioni per restare a far parte dell’Unione europea non bisogna sottovalutare il potere di convincimento delle emozioni. La campagna per il Remain ha prodotto moltissimi studi, materiali, numeri per sostenere un punto di vista su una questione molto legata alle emozioni, come la sovranità, l’appartenenza nazionale. L’elemento razionale, di una campagna giocata sostanzialmente sull’economia, non è stato abbastanza forte da contrastare gli argomenti emotivi del fronte del Leave.
Ma soprattutto: la leadership si esercita. Cameron aveva chiesto un referendum su un tema tanto delicato a causa della propria incapacità di gestire la crescente frattura tra euro-scettici e moderati dentro il partito conservatore. Cameron non è stato in grado di imporre nel suo partito una linea politica, non ha saputo spingere per un vero cambio di rotta all’interno dell’Unione europea, e ha caricato queste difficoltà sulle spalle degli elettori britannici, con degli esiti imprevidibili. La sua è stata una assenza di leadership tragica.
Ai leader europei che sono stati chiamati dal risultato della Brexit a un compito gravoso, e grandioso, ovvero spendersi per ricostruire l’Europa politica, dovrebbero essere chiare alcune di queste lezioni: non è più il tempo di una politica cinica, né di una politica tattica. Non è più il tempo di rimandare agli elettori le scelti difficili che un leader è tenuto a prendere. Serve la capacità di immaginare il futuro dell’Unione europea, con cuore e determinazione, spiegando ai cittadini con chiarezza gli obiettivi e il percorso da compiere.

Deputato del Partito democratico, eletta a Milano. Già segretario della Commissione Esteri della Camera nel corso della scorsa legislatura. Fa parte della presidenza di Libertà Eguale ed è ricercatrice presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Insegna presso il corso di Politiche per lo sviluppo dell’Università di Pavia.

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