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In guerra con l’irrazionale

Andrea Danielli martedì 28 giugno 2016
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Nel giro di pochi giorni l’irrazionale ha preso il controllo. Con buona pace di Hegel, per cui il razionale coincideva con il reale, il trionfo 5 Stelle, a Torino e Roma domenica, e la Brexit giovedì, ci hanno schiaffato in faccia una verità che spaventa. Pur rispettando Virginia Raggi e i suoi elettori, sono sinceramente in dubbio sulle capacità di una giovane avvocato di gestire un budget di 13 miliardi di euro, una superficie e una popolazione così grandi, una città incancrenita e pessimista. Attendo con ansia la squadra, magari di grande qualità ed esperienza (riuscirà a governarla allora?), ma sono preoccupato dai ragionamenti che molti elettori avranno fatto a sostegno della propria candidata: “so’ tutti ladri, mettiamo una onesta e proviamo, tanto peggio de così non si può andare”. Sono preoccupato perché non è il genere di riflessioni che tendono a selezionare un valido civil servant, né che puntano sulle sue competenze.

Il caso inglese è ancora più interessante: alcuni studi sottolineano una correlazione tra età elevata, scarsa scolarità e voto per il leave. Che cosa voglia dire stiamo ancora cercando di capirlo, e pure i sostenitori del Brexit.
Per quanto dalla parte del remain si fossero schierati tutti i c.d. “poteri forti”, banche e finanza in prima linea, l’exit ha vinto.

Le élite hanno forse perso il controllo? Molto difficile da dire, ma è forse uno degli aspetti più interessanti da analizzare. In Italia accade d’altronde lo stesso: M5S non ha alleanze ufficiali con nessuna élite, critica apertamente tutte le istituzioni nazionali, Renzi sì, invece, è evidente.
Che cosa sta accadendo e come reagire? Proverò a sviluppare quattro spiegazioni, legate tra loro:
1) La crisi economica non aiuta i governi.
2) Le élite hanno fallito.
3) C’è un’irrazionalità di fondo.
4) I cambi politici son diventati rapidissimi.

Punto 1.
Tutte le economie del Vecchio Continente soffrono gli stessi problemi: perdita quote produzione manifatturiera, scarsità campioni nuove tecnologie, welfare generoso con ampi margini di inefficienza, demografia perdente (troppi anziani), forti ondate migratorie da Africa e paesi musulmani, importanti debiti pubblici e privati. In breve: non aspettiamoci miracoli, andrà probabilmente peggio prima di migliorare. Chiunque si trovi al governo è costretto a tagli e, al tempo stesso, deve gestire una crisi umanitaria devastante come quella siriana. Difficile conquistare consenso.

Punto 2.
Le élite culturali sono chiuse, autoreferenziali (lo dicevo già sei anni fa). Per lo più interessate a preservarsi, non comunicano con gli sconfitti di globalizzazione e tecnologie digitali, al più li irritano prendendosi dei “professoroni”. Aspiranti élite del mondo dell’innovazione sono ininfluenti e molto auto-celebrative, purtroppo senza grandi argomenti a loro sostegno.
Le élite economiche sono sfuggenti, poco presenti pubblicamente, furbe a gestire col giusto grado di lobbismo ciò che le interessa. Forse hanno fatto un errore di valutazione: hanno sottostimato l’effetto che fa la piccola perdita di benessere. L’Europa vive meglio del 90% della popolazione mondiale (a spanne), ma i suoi giovani sono poveri e precari, quando non disoccupati. Probabilmente qualcuno pensava che i proletari stessero bene distratti da media e divertimenti a basso costo, il credito al consumo li aiutava a colmare il calo reale dei salari, catturato da pochi ricchissimi. La disuguaglianza è cresciuta ovunque e pesa molto la componente ereditaria. Nel punto 3 scopriamo che i vecchi mezzi di influenza e controllo non sono più sufficienti.

Punto 3.
I grandi poteri finanziari si erano conquistati i media tradizionali: televisione, quotidiani. Pensavano di aver concluso il loro lavoro con Berlusconi, poi quella dannata Internet ha scombinato i loro piani (nonostante ci siano paesini non ancora raggiunti dalla banda larga).
Si trova informazione indipendente, ma anche tantissima fuffa, la Rete è covo di imbroglioni e saltimbanchi, il problema è che non solo abbondano i batteri patogeni, ma tantissimi utenti sono portatori sani e inconsapevoli di stupidaggini colossali.

I siti che vanno per la maggiore sono anti-casta, anti-sistema, complottisti. La vecchia coscienza di classe del proletariato si è trasformata in sfiducia generalizzata e rabbiosa dell’élite e dei suoi prodotti culturali, cercare notizie contro i vaccini è diventato, per molti, l’ultima frontiera della ribellione. D’altronde, perché fidarsi di gente che racconta che il neoliberismo ha funzionato, quando tu ti ritrovi a casa perché la tua azienda è fallita per la concorrenza cinese? Peraltro parliamo di élite che non ammettono minimamente i propri errori e pretendono di risultare convincenti: falliscono banche e bruciano miliardi dei risparmiatori ed è giusto così. Prendendo questa chiave interpretativa, l’irrazionale fa meno paura. Se ricominciamo a relazionarci con gli sconfitti, invece di provare a rimbambirli, se proviamo a offrire loro soluzioni reali, tangibili, efficaci, è probabile che inizino di nuovo a fidarsi. Non sarà solo una battaglia culturale – chissenefrega delle mie argomentazioni razionali! – sarà una battaglia di servizio civile, molto fattiva e concreta.
Sissignori, dovremo costruire edilizia popolare, un piano di re-industrializzazione, ridurre l’indebitamento privato, aumentare i salari tagliando gli sprechi pubblici (ce n’è, soprattutto nella sanità). Poi saremo nuovamente affidabili e culturalmente influenti.

Punto 4.
I cambi politici sono sempre più rapidi. Le ideologie ancoravano gli elettori anche di fronte a leadership non sempre telegeniche o affascinanti. Oggi nessun partito politico incarna una qualche ideologia, lavora come un brand aziendale provando a intercettare i bisogni dell’elettore; M5S, un coacervo imbarazzante di qualunquismo, buon senso, soluzioni iper moderne annusate (come il reddito di cittadinanza), è perfetto nel raccogliere la frustrazione e gioca facile contro un PD identificato ampiamente come governativo. La narrazione della rottamazione è abbondantemente esaurita: Renzi non ha creato classe dirigente alternativa ma un piccolo cerchio di baciati dal Signore. Seguire i 5 Stelle nella loro lotta anticasta non è possibile: non conta che cosa dici ma quanto sei coerente e autorevole. I 5 Stelle sono più “gente”, facciamocene una ragione.
In questo articolo auto-ironico racconto un principio che temo di scorgere nell’elettore italiano, la disillusione rabbiosa.

Negli ultimi vent’anni grandi leader ci hanno raccontato bei sogni e noi ci siamo innamorati ogni volta. La successiva disillusione ci ha portato a maledire il leader e a cercare rapidamente alternative (chiodo scaccia chiodo si dice, no?). Nuovo carico emotivo, speranza, senza una base razionale. La domanda da porsi è molto semplice: Renzi si è già bruciato del tutto? Lo scopriremo a ottobre.

Di formazione epistemologo, si occupa di tutela del consumatore e antiriciclaggio presso la Banca d’Italia. Ha lavorato per la Segreteria Tecnica del Ministro Giannini. Scrive di innovazione e start up per vari blog. Su Libertàeguale propone un punto di vista razionalista, perennemente critico di fronte a semplificazioni e facili mode di pensiero. Twitter: @andreadanielli

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