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Caro Casaleggio jr., il futuro non è una rendita ma una conquista

Marco Martorelli mercoledì 5 aprile 2017
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Pubblichiamo un articolo apparso sul sito www.italiaincammino.it

 

Caro Casaleggio, il “futuro” di cui parla comprende, oltre Netflix, anche Uber, unioni civili, Tap, Tav Euro e vaccini?

La domanda è quanto mai lecita, dato che è il “futuro” il tema dominante della lettera pubblicata oggi sul Corriere, nella quale Davide Casaleggio ricorda il proprio padre Gianroberto, fondatore del Movimento Cinque Stelle, e sviluppa alcune delle sue idee, che saranno alla base di un prossimo convegno dedicato alla sua memoria.

Fa piacere che uno dei leader di un movimento che si è finora connotato per una forte avversione per il futuro dedichi un’intera iniziativa al tema, ma lascia tuttavia perplessi il fatto che – nel ragionamento di Casaleggio – il “futuro” venga succintamente evocato per sostenere, in sintesi, che “il futuro siamo noi del M5s, ed il passato sono gli altri partiti”: un po’ poco, sia consentito dire.

Se è questa l’impostazione culturale alla base del convegno di sabato prossimo – e quindi, si può supporre, alla base del programma per le politiche dei Cinquestelle – si poteva evitare di scomodare la sede e la storia della Olivetti per ribadire il già noto: che il Movimento Cinquestelle – al pari di molti altri movimenti sovranisti ed anti-establishment occidentali – ha come principale fonte di legittimazione il refrain “è colpa loro, noi non c’eravamo”.

E invece, caro Casaleggio, il “futuro” non è una rendita che ci si attribuisce da sé, bensì è preda ambita ed infida, che si conquista con le scelte, non con le evocazioni.  Joseph Schumpeter, il padre della teoria della “distruzione creatrice” ci dà un’idea realistica di cosa sia il “futuro” nelle moderne società, caratterizzate da un’economia capitalistica: un costante processo di innovazione tecnologica e gestionale che seleziona gli attori economici più in grado di competere.

Ecco, l’innovazione schumpeteriana, il “futuro” delle moderne società, altro non è che una selezione di scelte, un perenne sforzo di setaccio nell’individuare le opzioni più valide e adatte a soddisfare le esigenze ed aspirazioni degli individui. Ed è proprio con le scelte che finora il Movimento Cinquestelle ha sistematicamente fallito: oltre che su Netflix, siete dalla parte dell’innovazione anche su Uber? E sulle unioni  civili? E su progetti strategici come Tap e  Tav? E sull’Euro? E sui vaccini?

Affermare a priori, caro Casaleggio che “[Noi M5s] garantiamo un servizio migliore e siamo più efficienti nel portare le istanze dei cittadini dentro le istituzioni, sia dove siamo opposizione, ma soprattutto dove governiamo” equivale ad una evocazione priva di dimostrazione, che può essere popperianamente demolita, ad esempio, con una semplice domanda: “E a Roma?”.

Il punto è che conciliare innovazione con solidarietà, meriti con bisogni, è compito arduo, compito che è al centro, ad esempio, della mozione congressuale di Matteo Renzi al congresso del Pd : e a tal proposito, sia detto per inciso, è intellettualmente disonesto affermare che “Il MoVimento 5 Stelle è attualmente l’unica forza politica italiana che si preoccupa di programmare l’attività di governo che proporrà agli elettori alle prossime politiche”, proprio mentre centinaia di migliaia di iscritti al Pd partecipano ad un congresso il cui esito sarà soggetto alla sola volontà democratica  e non all’arbitrio di un capo, come avviene altrove.

In conclusione, attribuirsi la patente di “futuro”, mentre nei fatti si pratica la difesa della rendita e del passato equivale – caro Casaleggio – a quel tale di trapattoniana memoria che diceva “gatto” pur non avendolo nel sacco. Buon lavoro ad Ivrea!

Direttore di Libertàeguale. Lavora per un importante gruppo bancario italiano, ha collaborato a progetti del gruppo Reti nell’ambito della comunicazione e delle relazioni istituzionali ed è stato vicepresidente nazionale della Fuci. Twitter: @marcomartorelli

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