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Chi ci salverà dal bail-in?

Giuseppe De Lucia Lumeno giovedì 9 giugno 2016
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BailL’approccio del bail-in è stato introdotto dalla Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD). La visione dominante oggi in Europa è che l’approccio del bail-in – la principale innovazione del Meccanismo Unico di Risoluzione – dovrebbe migliorare la situazione inducendo i risparmiatori privati a esercitare un vero e proprio monitoraggio della qualità delle banche. La logica è stringente. Sapendo che rischiano di perdere – nessuna passività bancaria è garantita eccetto i depositi fino a 100.000 euro – i risparmiatori si fanno assai vigili sulla propensione al rischio della loro banca. Quindi, ci si aspetta che le banche siano più attente ad assumere rischi eccessivi. Così, l’intermediazione bancaria diventerebbe più solida, evitando salvataggi bancari in futuro e scongiurando pertanto di coinvolgere i contribuenti.

È istruttivo ricordare ciò che ci dice la teoria principale dell’intermediazione bancaria. Qual è il problema principale del bail-in? È lo stesso motivo per cui, dopo i diffusi fallimenti bancari degli anni Trenta fu creata l’assicurazione dei depositi. Se chiediamo ai depositanti di essere loro a garantire che le banche non prendano rischi eccessivi ci imbattiamo nel problema della asimmetria informativa tra il banchiere e i depositanti. Cioè, nessuno meglio dello stesso banchiere conosce il valore delle attività detenute dalla banca. Se, per qualsiasi motivo, voci negative si diffondono sulla banca A, i suoi depositanti (e obbligazionisti) temendo perdite si affretteranno a ritirare i loro fondi trasferendoli ad un’altra banca considerata più solida. Se questa è una reazione diffusa, seppure le voci fossero infondate, la banca A può non avere abbastanza liquidità per soddisfare i ritiri di fondi. Se non è supportata a sufficienza dalla Banca Centrale, la banca A potrebbe entrare in un vortice di illiquidità che la costringerebbe a una vendita di attività all’incanto a prezzi inferiori ai costi, in tal modo trasformando illiquidità in insolvenza. Anticipando questo possibile evento, la banca A sarà molto cauta nel tenere attivi (ad esempio prestiti) non facilmente liquidabili senza subire perdite. Il risultato è che ci sarà meno credito disponibile per l’economia e, forse, ciò che è ancora disponibile costerà di più. Pertanto, a seguito di quanto sopra, è chiaro che questi cambiamenti normativi potrebbero rendere il meccanismo di intermediazione disfunzionale.

Come dimostrato molti anni fa da Diamond e Dybvig (1983), chiedere ai depositanti di monitorare le banche genera troppe crisi di illiquidità – perché l’informazione asimmetrica provoca un fallimento del mercato e i depositanti non hanno informazioni sufficienti per svolgere tale monitoraggio – causando la disfunzione dell’intermediazione bancaria. Secondo Diamond e Dybvig, i risparmiatori hanno fiducia nelle banche solo perché l’assicurazione dei depositi risolve la situazione di fallimento del mercato.

Dunque, il bail-in potrebbe avere conseguenze negative specie per il sistema bancario di un Paese come l’Italia che non ha saputo trovare la tempistica giusta per attuare interventi pubblici volti ad alleggerire il peso delle sofferenze bancarie. Oggi tali interventi pubblici sono preclusi e iniziative lodevoli come quella di Atlante possono conseguire solo risultati parziali.

Di più, lanciata con l’obiettivo di rompere il circolo vizioso, tra debiti sovrani e banche, acceso dalla crisi euro, l’Unione Bancaria è stata originariamente concepita come un trio armonioso (coerente) di innovazioni istituzionali: Meccanismo Unico di Supervisione, Meccanismo Unico di Risoluzione e Schema Europeo di Assicurazione dei Depositi. A meno che i leader europei accelerino la piena attuazione del trio – accelerando l’attuazione dello Schema Europeo di Assicurazione dei Depositi – l’Unione Bancaria potrebbe trasformarsi in un concerto cacofonico (incoerente). Senza Schema Europeo di Assicurazione dei Depositi, infatti, anche le garanzie sui depositi fino a 100.000 euro potrebbero essere in dubbio se un Paese sperimenta una grave crisi del sistema bancario.

Insomma, la scelta del bail-in e dell’applicazione che se ne è fatta potrebbe rivelarsi assai costosa per l’Italia.

Segretario Generale dell’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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