Economia

Equità nelle pensioni: un nodo ancora intricato

Equità nelle pensioni: un nodo ancora intricato

Aldo Amoretti è Presidente Associazione Professione in Famiglia

 

pensioni

 

Il Boeri Presidente Inps ha detto il 30 ottobre scorso: “E” giusto che i datori di lavoro dei dipendenti che fanno lavori usuranti e che comportano rischi per la salute e un tasso di mortalità più alto si facciano carico del problema pagando contributi più alti.” Ben detto. Se è giusto che la solidarietà generale concorra a pagare la pensione anticipata per i lavoratori interessati a queste condizioni è sacrosanto che vi concorrano le imprese usuratrici.

Al tempo stesso va organizzata una selezione più giusta delle categorie destinatarie dei benefici, anche quelle riguardanti i lavori gravosi beneficiari dell’Ape social. Come si fa a mettere sullo stesso piano maestre d’asilo e muratori?

Del resto le norme sui lavoratori “precoci” hanno ragione di essere uguali indipendentemente dal tipo di lavoro che svolgi? Se a 60 anni ne hai maturato 41 di contributi forse sei anche di quelli che hanno avuto la fortuna di non essere mai stato disoccupato. Se fai un lavoro né logorante né gravoso forse puoi seguitare ancora.
Se poi hai fatto la badante di persone con l’alzheimer possibile che di fatto in pensione non ci potrai andare mai?

E’ in discussione una legge sui caregiver. Si enfatizza la questione di come garantire a queste persone (sono soprattutto donne) una copertura previdenziale figurativa per i periodi che svolgono questa opera di assistenza gratuita a persone non autosufficienti. Se ne caverà ben poco se non impegni per il futuro. C’è una cosa che si può fare subito a gratis: riconoscere a queste persone il diritto alla aspettativa dal lavoro senza oneri per il datore di lavoro e senza retribuzione per il soggetto. Si eviterebbe l’attuale calvario di persone che per assistere un proprio caro danno le dimissioni e poi a fine opera che fatica trovare una nuova occupazione. Ci sono i precedenti di soluzioni del genere. Per esempio i Contratti nazionali di lavoro dei tessili e del commercio prevedono questo diritto seppure con un tetto di due anni. Si potrebbe estendere a tutti eliminando il tetto dei due anni.

Resta una corbelleria il fatto che venga eliminata opzione donna. Cioè la possibilità di andare in pensione 57 anni con 35 anni di contributi effettivamente versati e con il sistema di calcolo contributivo puro e cioè senza oneri a carico della collettività. Ammetto la mia partigianeria e proposito di questa tesi. Infatti penso che occorrerà approdare ad una regime di flessibilità vera per tutti che permetta l’accesso alla pensione anche intorno ai 60 anni con il calcolo contributivo puro. Si dovrebbe permettere di cumulare tale pensione anche modesta con un lavoro a tempo parziale oppure anche a tempo pieno se ti devi accontentare di una retribuzione inferiore a quella della tua carriera precedente. Per un po’ di anni verserai altri contributi per poter ricalcolare la tua pensione quando ti ritirerai definitivamente dal lavoro. Conosco le obiezioni a questa idea. Finora non mi convincono.

Scritto da Aldo Amoretti

Aldo Amoretti

Ha fatto parte della segreteria nazionale FILTEA divenendone, nel 1986, segretario generale. Nel 1991 viene eletto segretario generale della FILCAMS. In seguito, nel 1999, diventa segretario generale della CGIL siciliana, incarico che ha ricoperto fino alla nomina di Presidente del Patronato INCA-CGIL. E’ stato consigliere del Cnel nell’VIII consiliatura. Autore di “Risultati e problemi del tesseramento e del finanziamento del sindacato”, su Quaderni di Rassegna Sindacale e “Scelte organizzative e democrazia sindacale” nella collana Proposte dell’Editrice sindacale italiana.