Esteri

Una comunità internazionale da rilanciare

Una comunità internazionale da rilanciare

di Alberto Colombelli

 

uNESCO

 
Amo e sono ispirato da una certa idea di America. Quella degli Stati Uniti della Nuova Frontiera. Quella che rappresenta la preziosa eredità trasmessaci da John e Robert Kennedy, rialimentata negli scorsi anni da Barack Obama. Quella che si ispira fedelmente alla visione dei suoi Padri Fondatori. Quella costruita per il perseguimento e la realizzazione di una democrazia veramente compiuta innanzitutto attraverso l’affermazione e la difesa dei principi di uguaglianza, di divisione dei poteri, di libertà di espressione, di rispetto per le minoranze, di difesa e promozione di opportunità, di realizzazione dei sogni di ognuno. Quella che, pur tra le sue storiche contraddizioni, rappresenta un modello ideale di riferimento per le moderne democrazie sin dai tempi di Alexis de Tocqueville.

 

Il patrimonio mondiale dell’umanità

Così come sono ispirato dal significato più profondo che ha portato alla costituzione di un Patrimonio Mondiale dell’Umanità in ambito “UNESCO”. Un insieme di valori e di ideali che ho avuto il piacere e la fortuna di vivere, e soprattutto condividere, in prima persona nell’esperienza che ci ha condotto a Bergamo al recente riconoscimento delle nostre Mura. Un progetto seriale e transazionale il nostro che è stato soprattutto un fenomenale messaggio di pace e di apertura. Un risultato che più che nella qualifica ottenuta sta nel percorso culturale che l’ha determinato, attraverso il quale le Opere di Difesa Veneziane tra il XV e il XVII secolo delle città italiane, croate e montenegrine coinvolte sono passate ad essere considerate non più fortificazioni costruite in epoca di guerra ma ponti per promuovere la pace tra comunità diverse.

 

L’uscita degli Usa dall’Unesco

Per tutto questo la notizia dei giorni scorsi dell’uscita degli Stati Uniti dall’ “UNESCO” mi ha molto colpito ed è motivo di profondo rammarico, ulteriore segno di tempi caratterizzati da spinte che vanno nella direzione opposta rispetto a modelli ideali di valori a cui prima ho fatto riferimento e che rappresentano le fondamentali basi costituenti della comunità internazionale nata nel secondo dopoguerra sulle macerie di anni drammatici che si voleva mai più si potessero ripresentare. L’uscita degli Stati Uniti d’America dall’”UNESCO” non è infatti da circoscrivere al fatto in sé, ma è espressione dello stesso spirito unilateralista che in questi mesi guida l’intera politica estera della sua attuale amministrazione, così come la sua politica commerciale. Quello che li ha altresì portati negli scorsi mesi a preannunciare la loro uscita dagli importanti, se non fondamentali nel nostro tempo, accordi di Parigi sul clima
Lo stesso spirito di individualismo, autosufficienza e chiusura che, passando anche alle nostre latitudini, ha portato qualcuno a considerare l’Unione Europea come un progetto senza valore e senza futuro, trovando quale risposta ai limiti che questa ha dimostrato nel suo smantellamento ed abbandono invece che nella sua ridefinizione e nel suo rilancio.
Oppure che ha anche portato tra gli altri alla preventiva rinuncia alla organizzazione di primari eventi internazionali, in primo luogo le Olimpiadi, fermandosi sui rischi che ne potevano conseguire invece che sulle opportunità che gli stessi avrebbero saputo offrire soprattutto quali formidabili strumenti di promozione di valori di partecipazione ad una comunità internazionale.
Uno spirito che appare del tutto anacronistico se ricondotto all’attuale contesto, caratterizzato sempre più da sfide globali senza precedenti e da sempre più giovani con una cultura e un’esperienza internazionale.

 

Il primo summit della Obama Foundation

È nell’assoluto ordine delle cose rispondere a problemi globali con soluzioni globali. È assoluto nostro dovere offrire ai giovani, citando Sandro Gozi, della “generazione Erasmus” un futuro in linea con le loro aspirazioni, la loro formazione e la loro sensibilità.
E l’America a cui mi riferisco già sta rispondendo, con la costituzione dell’ “Obama Foundation”, che ha lanciato il suo primo grande Summit con partecipazione internazionale gli scorsi 30 ottobre e 1 novembre a Chicago volto alla creazione di un network su scala globale con la missione di ispirare i giovani ai principi della partecipazione, della condivisione delle esperienze e della democrazia.
Così è assoluta responsabilità di ciascuno alzare il livello di attenzione di fronte a segnali che, anche se lontani, sempre ci riguardano e rafforzare il nostro impegno per offrire risposte coerenti con il nostro tempo che vadano oltre le nostre paure e rafforzino invece i nostri valori e i nostri ideali di comunità sicuramente internazionale. Se lo faremo non saremo da soli. E faremo la differenza, stando sulle soluzioni non sui problemi. Ne va del nostro futuro.

 

Verso l’Assemblea di Orvieto

In questo contesto, tra le diverse iniziative anche da noi intraprese, appare particolarmente importante proprio la scelta di “LIBERTÀeguale” di dedicare il suo tradizionale incontro annuale del 2 e 3 dicembre prossimi a Orvieto al tema “Italia ed Europa nella globalizzazione: i riformisti per costruire una nuova sovranità”, con l’intento di dedicarsi a due questioni fondamentali e strettamente interconnesse di questo nostro tempo.

Per l’Europa, lo studio di una nuova governance partendo dai recenti forti e autorevoli contributi di Emmanuel Macron e di Jurgen Habermas.

Per l’Italia, il rilancio del confronto sulle riforme istituzionali che anche dopo l’esito del referendum del 4 dicembre 2016 restano comunque fondamentali nel perseguimento della realizzazione anche in Italia di una normale democrazia dell’alternanza da realizzare attraverso governi di legislatura che ne garantiscano la governabilità, presupposto essenziale tra gli altri per permettere al nostro Paese di continuare ad avere un ruolo di primo piano all’interno nell’ambito della comunità internazionale.

L’invito al confronto è aperto, responsabilità di ciascuno di noi è affrontarlo con la necessaria piena consapevolezza da cui muovere per un’azione coordinata, determinata e concreta. Crediamo nella Politica, nella bellezza della Politica. La Politica è comunità, è e resta la soluzione. Il suo destino è il nostro destino e dipende dalla sua capacità di generare ispirazione. Il cambiamento parte e dipende da ciascuno di noi. Sempre.

Scritto da Alberto Colombelli

Alberto Colombelli

Consulente d’impresa, esperto in Corporate Banking. Delegato Assemblea Nazionale del Partito Democratico, è attivo nell’Associazione “InNova Bergamo” ed impegnato nel progetto seriale transnazionale di candidatura UNESCO delle “Opere di difesa veneziane tra il XV è il XVII secolo”. Nella città di Bergamo è promotore del “Comitato per il Sì” al Referendum confermativo della Riforma Costituzionale.