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I geni del male si nutrono d’odio

Giacomo Delinavelli martedì 24 novembre 2015
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Di fronte ad un atto di tale ferocia, la domanda è la più semplice fra tutte. Perché? Molti, in seguito al venerdì nero di Parigi hanno provato ad analizzare i difetti dei sistemi di sicurezza nazionali, il rapporto fra il terrorismo e i flussi migratori, la situazione geopolitica del medio oriente. Tanti argomenti per una sola e semplice domanda. Perché?

Gli italiani sanno bene una cosa molto semplice. Negli anni abbiamo visto nascere, rispettivamente, rampanti giornalisti poi divenuti leader di partito e poi neri dittatori. Teorici della rivoluzione poi agitatori di piazze e poi terroristi rossi. Contadini con la lupara poi boss del quartiere e poi boss di potenti organizzazioni criminali. Che cosa hanno in comune il dittatore, il brigatista e il boss mafioso? Tutti e tre sono geni del male. Non hanno alcun problema a perpetuare odio e violenza per raggiungere i loro obiettivi. Per fortuna, i geni del male sono pochi. Non nascono tutti i giorni e soprattutto, da soli non valgono niente. I geni del male per poter sviluppare il loro carico d’odio hanno bisogno di un contesto favorevole. Soprattutto economicamente povero, socialmente escludente, e politicamente immobile.

I leader terroristi di oggi, come i mafiosi di sempre, hanno fra le loro prede preferite i giovani. E spesso i giovanissimi. A loro offrono una concreta opportunità di affermazione sociale oppure una vendetta concreta con quella società che è stata ingiusta. La subdola via del male appare come la via del riscatto. I valori della vita e del rispetto reciproco diventano relativi e a quel punto agire è uccidere.

E’ chiaro che questi ragazzi hanno torto. Chiunque proponga la violenza per affermare una volontà non potrà mai essere giustificato. Allo stesso tempo è necessario comprendere come è possibile che la violenza assuma dimensioni così grandi. I geni del male, che possono nascere ovunque nel mondo, hanno la possibilità di prosperare solo in aree del mondo dove l’ingiustizia è diffusa. Aumentare i servizi di sicurezza, blindare le città, militarizzare le strade della nostra quotidianità è solo la risposta dettata dalla paura. La risposta che prova ad evitare il panico. Se politicamente vogliamo arginare il male, allora dobbiamo combattere l’ingiustizia. Non esistono bombe intelligenti che colpiranno soltanto i colpevoli. Non esiste vendita di armi che non provocherà una guerra. O accordo commerciale con un regime dittatoriale che non contribuirà a soffocare pretese legittime.

In Italia sappiamo bene che le leggi speciali servono per affrontare l’emergenza. Ma quando l’emergenza è finita, i problemi restano ancora tutti lì. E i geni del male possono utilizzare l’ingiustizia per fare nuovi proseliti.

 

Studente di Giurisprudenza all’Università Bocconi di Milano, classe 1992. Appassionato di geopolitica ed Unione Europea, ha fondato l’associazione studentesca European Generation. Twitter @GiaDelinavelli

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