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Il decreto dignità è sbagliato: ecco perché

Marco Leonardi mercoledì 18 luglio 2018
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di Marco Leonardi

 

Ora che sono stati smascherati dovranno tornare indietro e incentivare le trasformazioni da contratto a termine a contratto a tempo indeterminato. Esattamente come nel Jobs Act che volevano distruggere. Crudele eterogenesi dei fini.

 

La verità fa male ma è innegabile: la relazione tecnica al Decreto Dignità è corretta. Quale fosse stato il colore del governo in carica, INPS e RGS avrebbero dovuto produrre una relazione tecnica di quel tipo con una perdita di occupati che poteva essere di 8000 persone l’anno oppure un numero molto maggiore come proverò a dimostrare sotto.

Il decreto è sbagliato, forse perché, accecati dalla furia ideologica di cancellare il passato i 5s hanno fatto un errore madornale.

 

Un errore madornale

Il decreto prevede infatti un’immediata riduzione delle durate dei contratti a termine da 36 a 24 mesi e contemporaneamente l’apposizione di una “causale” (un motivo specifico) a tutti i contratti superiori ai 12 mesi. In questo modo si crea un problema di rinnovo dei contratti a termine per centinaia di migliaia di lavoratori: non tutti potranno essere rinnovati, o perché hanno superato i 24 mesi oppure perché hanno superato i 12 mesi di contratto e il loro datore di lavoro non si fida di apporre una causale ad un contratto che potrebbe essere facilmente impugnato in tribunale.

Quei lavoratori potranno andare a lavorare da un’altra parte se la domanda di lavoro delle imprese fosse immutata. Purtroppo non è così: la domanda non è immutata ma è diminuita perché il decreto prevede anche l’aumento dei costi sia dei nuovi contratti a termine (+0.5% per ogni rinnovo) sia dei contratti a tempo indeterminato (aumento del 50% dei costi in caso di licenziamento). Entrambi questi aumenti di costo sono rilevanti e produrranno un calo della domanda di lavoro sia nella teoria neoclassica sia in quella keynesiana (anche se l’onorevole Fassina preferisce credere ad un effetto indiretto per cui i lavoratori stabilizzati consumeranno di più!).

 

Una relazione tecnica perfino generosa

È per via di questo clamoroso errore che qualunque relazione tecnica avrebbe dovuto stimare una perdita di occupati. In verità questa relazione tecnica è assai generosa perché non tiene conto dell’effetto dirompente delle “causali”. Mentre i contratti a termine sopra i 24 mesi sono 80.000 quelli tra i 12 e i 24 mesi soggetti alla causale sono molti di più: 360.000 se si tiene conto anche dei rinnovi dei contratti a termine presso lo stesso datore di lavoro. Se molti imprenditori si rifiuteranno di mettere le causali e preferiranno cambiare lavoratore, i disoccupati ogni anno potrebbero essere assai di più di 8000 ma fino a due o tre volte quella cifra.

È l’eterogenesi dei fini di un decreto che persegue un obiettivo condivisibile (la riduzione della precarietà del lavoro) ma lo fa con un insieme di misure che avrà effetti controproducenti.

 

Un atto strumentale

Una relazione tecnica accompagna obbligatoriamente ogni legge; è responsabilità del ministero che propone la legge ed è firmata da RGS che (in questo caso) si avvale di dati INPS. Prendere l’occasione per attaccare i vertici di INPS e RGS che hanno prodotto una relazione corretta per nascondere le responsabilità di un ministero che ha prodotto un decreto sbagliato è un atto vile e strumentale.

Professore di Economia all’Università Statale di Milano. E’ stato consigliere economico della Presidenza del Consiglio. È responsabile del Dipartimento Economia del Partito Democratico. Fa parte della Presidenza Nazionale di Libertà Eguale.

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