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La solitudine all’epoca dei social

Danilo Di Matteo lunedì 26 settembre 2016
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A parer mio il direttore de l’Unità Sergio Staino ha messo in rilievo un vissuto essenziale degli esseri umani: la solitudine. La quale non ha solo risvolti intimi ed esistenziali, ma pure una dimensione politica. Ѐ un po’ come per la felicità: la politica non può renderci felici; può però aiutarci nella nostra ricerca della felicità.

Del resto, sia l’odierna organizzazione del lavoro, sia l’inoccupazione contribuiscono non poco al senso di smarrimento e di solitudine. Che non comporta necessariamente l’isolamento (siamo anzi nell’era dei “social”), contribuendo però a una percezione negativa della qualità della vita.

Parlerei per la verità delle solitudini, al plurale. Vi è quella dei ragazzi, che sempre più faticano a cogliere la dimensione comunitaria della vita, quella dei disabili e degli anziani, troppe volte dimenticati, quella di tante donne che, come indicato da numerose e frequenti tragedie, restano in balia di una ferocia e di una crudeltà antica e sempre attuale, e via proseguendo.

In circostanze del genere, mi viene spontaneo citare una frase di Marco Pannella, il quale, pur considerato espressione di una “sinistra individualista”, a proposito del riconoscimento delle coppie di fatto, ricordava come compito della politica fosse quello di aiutare le persone a sentirsi meno sole.

Ecco: la sinistra. A lungo essa ha provato a creare o a rafforzare i vincoli fra i lavoratori e, più in generale, fra i disagiati e i “subalterni”, facendo soprattutto leva sulla consapevolezza della similitudine delle condizioni e dei destini dei singoli, per certi versi lungo il solco dell’appello leopardiano alla solidarietà al cospetto delle asprezze della vita. Oggi appare tutto più complicato; più “frammentato”, come si suol dire. La varietà delle situazioni e dei linguaggi, le ostilità fra gli “ultimi” e i “penultimi”, le tante disillusioni, il disincanto diffuso contribuiscono a un’atmosfera diversa. Eppure la solitudine resta la cifra dei nostri giorni.

 

 

Psichiatra e psicoterapeuta con la passione per la politica e la filosofia. Si iscrisse alla Fgci pensando che il Pci fosse già socialdemocratico, rimanendo poi sempre eretico e allineato. Scrive su diversi periodici.

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