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Laicità inclusiva, la collaborazione è possibile

Danilo Di Matteo martedì 23 Febbraio 2016
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Più volte abbiamo sostenuto che la distinzione fra Stato e chiese non comporta necessariamente estraneità. Non a caso Claudia Mancina (v. La laicità al tempo della bioetica) ha parlato di laicità inclusiva (altri la definiscono “di relazione”) proprio per indicare la possibile partecipazione delle varie comunità, comprese quelle religiose, e dei vari gruppi alla crescita del tessuto democratico e alla vita pubblica. Abbiamo ugualmente spesso sottolineato la distinzione fra lo spazio pubblico e le istituzioni. Di nuovo, però, distinzione non comporta per forza estraneità.

Lo conferma l’iniziativa dei corridoi umanitari promossa, sulla base di una norma del Trattato di Schengen, dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, finanziata prevalentemente con l’8 per mille delle chiese metodiste e valdesi e sostenuta dai Ministeri degli interni e degli esteri del nostro paese. Persone particolarmente vulnerabili (malati, disabili, donne in gravidanza, ecc.) che si trovino in contesti di guerra, di carestie o comunque di gravi difficoltà materiali, tramite i consolati italiani in Libano (per ora), in Marocco e in Etiopia (in seguito), possono o potranno giungere da noi e soggiornare con un visto. Le spese di soggiorno sono completamente a carico dei promotori. L’auspicio è che altre realtà europee si facciano coinvolgere.

Già è arrivata a Roma in tal modo una bambina gravemente malata e bisognosa di cure tempestive, proveniente da Tripoli (Libano), insieme al suo nucleo familiare. Si tratta di profughi siriani.

Un esempio di collaborazione: l’iniziativa di alcune comunità di fede non ostacolata, non mortificata o vanificata, bensì accolta dallo Stato, in attuazione di principi sanciti formalmente a livello europeo, nella chiarezza della distinzione di ruoli, competenze, oneri. La laicità, concepita in tale maniera, non toglie nulla ai cittadini, non sottrae, non li priva di ambiti o di aspetti da coltivare solo in privato, quasi in clandestinità. Al tempo stesso essa consente di condividere idee, stimoli, esperienze con altri, animati da convinzioni diverse. Le istituzioni, da parte loro, non sono tenute a far propri tutti i fermenti e tutte le istanze che si agitano e si confrontano nella sfera pubblica. Ѐ però nel loro interesse relazionarsi con i vari soggetti. Il presidente Barack Obama, non a caso, ha di recente incontrato i rappresentanti delle comunità islamiche degli States, sottolineando il contributo dei musulmani-americani al benessere e alla prosperità della nazione e denunciando proprio in quel contesto il risveglio dell’antisemitismo.

Considerazioni analoghe valgono anche per altri tipi di gruppi. Come è noto, il filosofo Jürgen Habermas iniziò ad affrontare temi del genere a proposito della minoranza francofona canadese del Quebec, preoccupandosi di far notare il rischio, tutelandola in modo esclusivo, di discriminare altri. E tutto ciò non è estraneo ai sommovimenti possenti dell’economia globale e della finanza, e non va dunque concepito come un ripiego della politica su questioni “minori”.

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