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L’attentato di Tunisi e le responsabilità dell’UE

Pasquale Mazzarelli giovedì 26 marzo 2015
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L’attentato da parte dell’Isis dello scorso 18 Marzo a Tunisi, iniziato alle porte del Parlamento tunisino e concretizzatosi all’interno del museo del Bardo, costituisce una escalation davvero preoccupante delle violenze perpetrate dal Daesh a riguardo delle quali l’Unione Europea non può rimanere a guardare.
Così come l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo costituiva innanzitutto un attacco simbolico alla libertà d’espressione, quello di Tunisi costituisce principalmente un attacco alla Democrazia.
Dopo la stagione delle Primavere Arabe la Tunisia è l’unico paese arabo ad essere riuscito ad instaurare istituzioni democratiche, ad essersi dotato di una costituzione moderna e ad aver vissuto elezioni che hanno sancito anche un avvicendamento al governo rispetto al periodo costituente conclusosi poco più di un anno fa.
L’esperienza tunisina costituisce un esempio fondamentale per smentire il pregiudizio secondo cui l’Islam non sia compatibile con la democrazia e rappresenta soprattutto una speranza per tutti i popoli musulmani costretti ancora a vivere sotto regimi dittatoriali. Una speranza che occorre tenere viva a tutti i costi e che va alimentata con azioni concrete.
L’attentato del Bardo non è stato per la Tunisia un fulmine a ciel sereno. La presenza di miliziani dell’Isis in territorio tunisino era da qualche tempo già nota agli addetti ai lavori. Presenza dovuta non solo alla permeabilità del confine sudorientale con la Libia, dove infuriano le violenze fra le milizie del Daesh e quelle “filo governative” di Khalifa Haftar e di altre frange non allineate, ma soprattutto al rientro di molti jihadisti, che per un numero superiore alle tremila unità sono partiti dalla Tunisia verso la Siria e l’Iraq per combattere a favore della causa del Daesh, e che ora sono pronti a perorare la stessa causa anche nella loro patria. La preoccupazione delle forze politiche democratiche tunisine è altissima, sia per l’imprevedibilità delle future azioni che l’Isis potrebbe mettere in atto, sia per la tenuta delle giovani istituzioni democratiche. É per questo motivo che, nell’incontro del 24 Marzo con il ministro degli esteri italiano Gentiloni, il premier tunisino Essebsi ha rivolto al nostro paese una richiesta di aiuto diretta sostanzialmente ad ottenere impegni economici e collaborazione nella lotta contro il terrorismo. Una richiesta che nell’immediato ha trovato la disponibilità del nostro governo, per quanto riguarda l’impegno economico, a cancellare una parte del debito che la Tunisia ha col nostro paese, per un ammontare pari a 25 Milioni di Euro, ed un impegno a girare una parte degli aiuti europei previsti dal Piano Juncker. Per quanto riguarda la collaborazione alla lotta contro il terrorismo, su cui l’Italia già collabora aiutando il governo tunisino nella sorveglianza del confine con la Libia, il discorso è rimandato all’incontro che ci sarà ad aprile fra il nostro ministro della difesa Pinotti e l’omologo tunisino Horchani.
In una questione così politicamente complessa e centrale a livello geopolitico, diventa fondamentale che non solo i singoli stati europei facciano la loro parte, ma che l’Unione Europea affronti la questione come soggetto autonomo porgendo la mano ai nostri fratelli tunisini, dando tutti gli aiuti possibili per scongiurare una minaccia che col passare del tempo diventa sempre più insidiosa e che è rivolta principalmente ai valori su cui si fonda la nostra società.
Non possiamo limitarci ad una semplice condanna o ad una dimostrazione di solidarietà. Questa volta occorre sporcarci le mani e fare qualcosa di concreto.

Laureato alla Sapienza in Relazioni Internazionali, lavora nel settore estero di un importante gruppo bancario italiano. Dal 2008 al 2012 è stato Presidente dell’associazione Yer – Young European Reformists.