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Le nuove sfide che attendono il governo (che ha vinto facile)

Marco Martorelli lunedì 18 Aprile 2016
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Tredici milioni e trecentomila elettori hanno votato per il sì nel fallito referendum sulla durata delle trivellazioni in mare: questa è la mobilitazione che sono riusciti a mettere assieme Michele Emiliano ed altri esponenti della minoranza del Partito democratico, unitamente a Movimento cinque stelle, Forza Italia, Lega nord e destre e sinistre varie.

Insomma, il “tutti contro Renzi” non ha funzionato, mobilitando meno dei quattordici milioni di italiani che la somma di sigle di questa strana alleanza aveva messo assieme alle elezioni europee del 2014 . Una conferma dei rapporti di forza presenti in questo Paese, che la specificità del quesito referendario – per quanto sovraccaricato di significato politico – non ha certamente aiutato a smuovere.

Ma andiamo con ordine, cercando di guardare avanti in quest’anno che si presenta denso di appuntamenti politici ben più consistenti.

1) Il governo ha vinto facile, ancora una volta, e bene ha fatto il presidente del Consiglio Matteo Renzi a non cantare vittoria né sbeffeggiare chi si è recato alle urne (segnaliamo che i “no” sono stati quasi due milioni duecentomila), come ha invece superficialmente fatto qualche esponente del Pd troppo preso dalla tempesta che in questi casi si sviluppa nel bicchiere dei social network.  Vincere un referendum facendo ricorso ad una legittima e più che motivata astensione (vedi Libertàeguale del 12 aprile scorso) paga in termini di risultato immediato, ma adesso alla maggioranza starà il compito di mobilitare il proprio elettorato nelle elezioni amministrative e – ancor più di rilievo – convincere gli italiani della bontà della riforma costituzionale in vista del referendum confermativo previsto in autunno.

2) Il fatto che l’alleanza del “tutti contro Renzi” abbia fatto ricorso, come frontman, al presidente della regione Puglia Michele Emiliano, segnala che il governo deve affrontare la questione Sud con un nuovo passo, facendo meglio sintesi tra le pur positive politiche messe in campo per lo sviluppo del Mezzogiorno e puntando a costituire – attorno alle eccellenze che sono presenti nelle regioni meridionali – un ambiente favorevolmente stabile ed attrattivo per gli investimenti nazionali ed internazionali. Sul punto cercheremo – come Libertàeguale – di dare il nostro contributo di idee, con un doppio appuntamento dedicato al Sud: prima tappa il 29 aprile, save the date, seguiranno aggiornamenti.

3) La politica energetica è una cosa seria, che richiede ragionamenti strategici ed un salto culturale anche all’interno dell’Unione europea. Sul punto il governo deve perseguire la strada avviata della diversificazione delle fonti di approvvigionamento e del miglioramento della produttività, soprattutto nel settore delle rinnovabili: sarebbe utile l’idea suggerita di una sorta di “Stati generali” dell’energia, da tenersi -preferibilmente di concerto con i nostri partner Ue – per guardare a questo tema cruciale con la dovuta lungimiranza.

4) Questo referendum fallito aggiunge un buon argomento per votare “sì” al referendum sulla riforma costituzionale. La riforma appena approvata in Parlamento, infatti, risolve una delle anomalie dell’assetto istituzionale italiano: includendo tra i cento membri del nuovo Senato ben settantaquattro consiglieri regionali, si fa entrare finalmente il regionalismo italiano nella sua età matura, in cui la partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni locali alla formazione delle politiche nazionali dovrebbe facilitare una condivisa assunzione di responsabilità ed un disincentivo al contenzioso tra Stato e Regioni. È probabile, insomma, che il nuovo Senato ci metta in futuro a riparo da referendum come quello – strumentale – del 17 aprile, dando ai Michele Emiliano di turno il luogo istituzionale in cui spiegare le proprie ragioni di dissenso rispetto alle politiche del governo e proporre le proprie strategie alternative, laddove presenti.

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