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La Vedetta/ Quota 100. Ma per andare dove?

Tortuga mercoledì 13 Giugno 2018
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di Tortuga

 

La legge Fornero è da anni il chiodo fisso dei partiti che oggi formano la maggioranza di governo. Nel programma di governo è contenuta, infatti, una proposta di riforma denominata “Quota 100”, cioè una reintroduzione di una quota per conseguire la pensione, ottenuta come somma dell’età anagrafica e degli anni di contributi versati almeno pari a 100 (esempio: 65+35 ,61+39, etc.). Tuttavia, due condizioni sussisterebbero: sarebbero necessari almeno 64 anni di anzianità e/o 41 anni di contribuzione.

 

Problemi: le coperture e l’equità

Le critiche che sono state mosse alla riforma sono numerose, e riguardano principalmente le coperture e l’equità della misura. In primis, la previsione programmatica di 5 miliardi di maggiore spesa appare eccessivamente ottimistica: Tito Boeri, presidente dell’INPS, ha infatti ribadito che è sottostimata. A suo avviso le coperture complessive necessarie ammonterebbero ad almeno 15 miliardi per il primo anno, che diverrebbero poi 20 a regime. Gli ideatori della proposta sembrano però tenere aperta la possibilità che parte dei costi vengano coperti dalle imprese, le quali verrebbero invitate ad attuare prepensionamenti come già avvenuto nel settore bancario. Questo, tuttavia, comporterebbe un aumento del carico per le imprese, con in aggiunta effetti di turn-over incerti.

Anche ponendo in secondo piano il problema non indifferente della sostenibilità, rimarrebbe comunque in piedi la questione legata all’equità intergenerazionale: nel medio-lungo periodo i costi della riforma sarebbero a carico delle generazioni più giovani, alle quali non solo non è garantita ad ora alcuna seria prospettiva pensionistica, ma nemmeno la ragionevole sicurezza di un posto di lavoro stabile grazie al quale poter costruire la propria carriera contributiva. Inoltre il requisito dei 41 anni di contribuzione verrebbe più facilmente raggiunto al Nord rispetto che al Sud, che farebbe invece più affidamento sulla soglia dei 64 anni d’anzianità, la quale però non modifica sostanzialmente le soglie di accesso della Fornero. Una disparità regionale di non poco conto.

 

Pensare al futuro delle nuove generazioni

La proposta in questione, non centra il vero problema del sistema pensionistico italiano, vale a dire il gap in aumento tra prestazioni in uscita e contributi in entrata, dovuto all’aggravarsi della condizione demografica del nostro paese. In sostanza, sempre di più andranno in pensione, e sempre meno lavoreranno e pagheranno i contributi per sostenere le loro pensioni. A sostenerlo è anche l’Ocse, il quale recentemente ha ricordato che per mantenere in equilibrio il nostro sistema previdenziale sarà necessario rivedere al rialzo di circa 5 anni l’età di pensionamento. Quello che propone il “governo del cambiamento” sembra dunque un passo indietro: salvaguardare il presente senza pensare alle nuove generazioni e al loro futuro.

Sull’argomento avevamo già scritto, per Il Foglio, Business Insider Italia e Pagina99.

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