L a discussione meditata sul termine ‘razza’ all’Assemblea Costituente

L a discussione meditata sul termine ‘razza’ all’Assemblea Costituente

Gli atti dell’assemblea Costituente sono una miniera.
Sul termine “razza” ci fu una discussione nella seduta del 24 marzo 1947 perché Cingolani per la Dc avrebbe voluto sostituirla con la parola “stirpe”, considerata più neutra. Cingolani però ritirò l’emendamento dopo aver ascoltato le argomentazioni di Laconi e del Presidente della Commissione dei 75 Meuccio Ruini che qui riporto e che vanno in direzione opposta a quelle del candidato leghista Fontana.

Laconi:

“Noi non possiamo accettare questa proposta, che è già stata presa in esame da tutti coloro che hanno presentato l’emendamento, sia da parte democristiana che da parte nostra. Non possiamo accettarla, perché in questa parte dell’articolo vi è un preciso riferimento a qualche cosa che è realmente accaduto in Italia, al fatto cioè che determinati principî razziali sono stati impiegati come strumento di politica ed hanno fornito un criterio di discriminazione degli italiani, in differenti categorie di reprobi e di eletti.
Per questa ragione, e cioè per il fatto che questo richiamo alla razza costituisce un richiamo ad un fatto storico realmente avvenuto e che noi vogliamo condannare, oggi in Italia, riteniamo che la parola «razza» debba essere mantenuta. .Il fatto che si mantenga questo termine per negare il concetto che vi è legato, e affermare l’eguaglianza assoluta di tutti i cittadini, mi pare sia positivo e non negativo.”

Ruini:

“Comprendo che vi sia chi desideri liberarsi da questa parola maledetta, da questo razzismo che sembra una postuma persecuzione verbale; ma è proprio per reagire a quanto è avvenuto nei regimi nazifascisti, per negare nettamente ogni diseguaglianza che si leghi in qualche modo alla razza ed alle funeste teoriche fabbricate al riguardo, è per questo che — anche con significato di contingenza storica — vogliamo affermare la parità umana e civile delle razze.

Scritto da Stefano Ceccanti

Stefano Ceccanti

Vicepresidente di Libertàeguale. Senatore del Pd dal 2008 al 2013, è ordinario di Diritto pubblico comparato all’Università La Sapienza di Roma. Ultimo libro, Al cattolico perplesso. Chiesa e politica all’epoca del bipolarismo e del pluralismo religioso. Twitter: @StefanoCeccanti