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La predella sotto la cattedra: la scuola secondo Galli della Loggia

Marco Campione mercoledì 6 Giugno 2018
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di Marco Campione

 

Con un editoriale paternalistico l’intellettuale propone di reintrodurre la predella sotto la cattedra. Ma quello che più preoccupa è il suo tentativo di lisciare il pelo ai corporativismi più deteriori.

 

Al Bar dello Sport

Tra tutte le tematiche di politica pubblica, l’istruzione è l’unica per la quale diventiamo un popolo di commissari tecnici. Tutti a commentare come al Bar Sport l’ultima partita della Nazionale. Mister, perché non ha convocato il Gallo? Ministro, perché non rimette la predella in tutte le classi? Si, la predella. È stata rimossa tempo fa, ma secondo il ct Galli della Loggia al primo punto del programma del nuovo ministro dovrebbe esserci proprio questo. La squadra non segna? È perché non gioca a tre punte. C’è un problema di disciplina a scuola? È perché il docente non parla più ex cathedra e gli studenti non si alzano in piedi quando entra in classe. Strano non abbia proposto anche di reintrodurre il “Voi”… Di questo tenore il decalogo di Galli della Loggia in un editoriale per il Corriere della Sera.
Un editoriale paternalistico. Nei confronti delle scuole: non ha idea di cosa sia l’autonomia scolastica, di cosa significhi in termini di assunzione di responsabilità. Nei confronti delle famiglie: “Fuori i genitori dalle scuole!”, quando il problema è rinnovare l’alleanza scuola-famiglia, anche riformando organi collegiali, organizzazione e governance, che così come sono non funzionano. Nei confronti dei docenti: probabilmente l’autore si è distratto ma sono centinaia di migliaia quelli che ogni giorno praticano una didattica al passo con la riflessione pedagogica degli ultimi – non esagero – 100 anni almeno.

 

Il disprezzo verso gli studenti

Paternalistico nei confronti degli studenti. Anzi, peggio. Verso di loro traspare infatti un malcelato disprezzo. Devono pulire le aule, ma non possono mettere becco sul luogo dove si costruisce il loro futuro. A proposito, visto che la scuola di Galli della Loggia deve tornare ad essere il regno esclusivo dei docenti, nel nome del fatto che “i pazienti non dicono la loro sugli ospedali”, ci può spiegare in quale ospedale i pazienti puliscono i ferri in sala operatoria?

Ed ecco il punto realmente preoccupante. Quale scuola immagina, Galli della Loggia? Una scuola dove gli studenti e le famiglie sono relegati ad utenti, come i pazienti di un ospedale appunto? Lo sa Galli della Loggia che la Costituzione assegna ai genitori il dovere, non solo il diritto, di “mantenere, istruire ed educare i figli”? I più attenti osservatori della crisi delle società contemporanee puntano anche sulla scuola per riconnettere i pezzi di una società disgregata e in frantumi: chiunque abbia un minimo di buonsenso rileva che solo se la scuola si fa sempre più “comunità educante” potrà assolvere al proprio compito in modo efficace.

 

La scuola del piedistallo

E Galli della Loggia che cosa propone invece? Propone ricette che vanno nella direzione opposta: quella della chiusura alla società, dell’arroccamento in una torre d’avorio fuori dal mondo e fuori dal tempo. Compito della scuola -sia detto a scanso di equivoci- che resta quello di formare coscienze critiche, trasmettere contenuti e discipline, sviluppare abilità e competenze in un rapporto docente discente che non può e non deve essere paritetico, ma non è mettendo gli adulti -letteralmente – su un piedistallo che riacquisteranno l’autorevolezza perduta!

 

I ‘barbari’ e le corporazioni

Si dice spesso che il paese non potrà uscire dalla crisi sociale nella quale è impantanato se gli intellettuali non torneranno a far sentire la propria voce. Ma se gli intellettuali lisciano il pelo ai corporativismi più deteriori e avallano l’immagine di una scuola come fortino assediato dai “barbari” (le famiglie, gli studenti, le imprese, la società in genere) non andremo lontano. Tutto il peggio del dibattito passa attraverso questa immagine distorta della scuola italiana: no alla Alternanza Scuola Lavoro, no al Piano Digitale, no all’autonomia, no alla carriera dei docenti, no al ruolo delle famiglie…. Abbiamo bisogno di intellettuali. Un tempo sulla prima pagina del Corriere ne potevamo leggere molti, anche scomodi. Oggi invece troviamo spesso Commissari Tecnici.

 

Articolo pubblicato su Il Foglio

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