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Quattro riflessioni flash a partire dalle Regionali in Sicilia

Quattro riflessioni flash a partire dalle Regionali in Sicilia

di Stefano Ceccanti

 

Ars

 

Quattro piccole riflessioni centrate sugli aspetti istituzionali delle elezioni siciliane
1.

Gli elettori in genere danno un giudizio retrospettivo. Il bilancio della Giunta Crocetta era negativo, ma non solo per colpa del Presidente, che era stato eletto solo col 30% dei voti a causa della divisione del centrodestra maggioritario in voti con oltre il 40% anche cinque anni fa. Se vieni eletto e non hai una maggioranza in Assemblea sei costretto a navigare a vista. Tanto più se la regola è rimasta quella anomala del voto segreto che deresponsabilizza gli eletti. Vedremo alla fine quanti seggi avrà Musumeci, ma questa seconda zavorra varrà anche per lui. Col voto segreto generalizzato nessuna Regione diventa bellissima. Se astraiamo i risultati da questo contesto di partenza rischiamo di arrivare a conclusioni prive di fondamento.
2.

Altrettanto faremmo se ignorassimo le differenze di sistema elettorale: quello regionale siciliano (ma non solo) si basa su due elementi: elezione diretta del Presidente e voto di preferenza che traina le liste. Due elementi parzialmente indipendenti che l’elettore può decidere di dividere
Ora, com’è noto, nelle future elezioni politiche non è presente nessuno dei due elementi e non c’è neanche la possibilità di dare un voto incoerente.
3.

Ciò detto è evidente che i grandi numeri qualcosa lo dicono, a patto di tenere presente la storia elettorale. Il centrodestra ha preso il 40% in un suo feudo tradizionale della cosiddetta seconda Repubblica, come il Veneto e la Lombardia. Prendere il 40% dei voti in questo contesto significa però che il centrodestra a livello nazionale non parte affatto dal 40%, soglia implicita per una maggioranza autosufficiente, ma sì e no dal 35 perché ha avuto sempre qui un differenziale positivo rispetto alla media nazionale di vari punti percentuali. Il che ne fa certo al momento, a vari mesi dal voto, la coalizione in testa. Niente di meno, ma neanche niente di più. Al contempo il 25% circa dei voti di lista del centrosinistra in un territorio dove esso è stato sempre storicamente minoritario e sotto la media nazionale significa che al momento tale schieramento sta in partenza intorno al 30%.
4.

Stiamo comunque attenti a riportare meccanicamente questi dati proponendo proiezioni sui collegi uninominali. Non solo perché non è ancora chiara l’offerta politica, in particolare quali e quante siano le liste delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra, ma anche perché i collegi nella circoscrizione Sicilia 1 vanno tutti rifatti rispetto alla legge Mattarella essendo diminuito a causa del censimento il numero dei seggi e quelli del Senato vanno costruiti ex novo. Fra l’altro per il Senato bisognerebbe anche scorporare il voto dei 18-25 enni.

Scritto da Stefano Ceccanti

Stefano Ceccanti

Vicepresidente di Libertàeguale. Senatore del Pd dal 2008 al 2013, è ordinario di Diritto pubblico comparato all’Università La Sapienza di Roma. Ultimo libro, Al cattolico perplesso. Chiesa e politica all’epoca del bipolarismo e del pluralismo religioso. Twitter: @StefanoCeccanti