LibertàEguale

Digita parola chiave

Uniamo le forze progressiste subito!

Sandro Gozi venerdì 27 luglio 2018
Condividi

di Sandro Gozi

intervento alla Direzione nazionale Pd, 23 luglio 2018

 

Non siamo in tempi ordinari ma straordinari. Non abbiamo semplici avversari politici ma è in corso un attacco alla democrazia rappresentativa e parlamentare, in Italia e in Europa. C’è un trittico di interventi legato da un filo rosso neo-nazionalista: l’intervento di Salvini a Pontida, l’intervista di Casaleggio a la Verità, l’iniziativa di Bannon col suo “The Mouvement”.

La rete neo-nazionalista che Bannon vuole lanciare dimostra come l’Italia sia parte di un disegno più ampio. L’obiettivo immediato molto chiaro è di bloccare il Parlamento Europeo. La strategia politica è molto più ampia: per usare le parole di Marine Le Pen, è quella di “liberare” l’Europa dall’Unione. Nazioni oggi separate – domani le une contro le altre – con identità chiuse e chiuse nei loro confini. Insomma. i nazionalisti stanno applicando prima di noi il nostro metodo politico: reti transnazionali.

Eppure, siamo stati noi per primi a proporre liste transnazionali dopo la Brexit. E abbiamo creato nel 2009 e confermato nel 2014 una alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo. Quell’alleanza non era per noi un punto di arrivo, ma un punto di partenza. L’abbiamo usata, per fare iniziative importanti. Nella mia esperienza, ho promosso e partecipato ad oltre 25 riunioni dei ministro degli affari europei S&D e senza la nostra spinta – innanzitutto italiana – tanto per fare un esempio, dubito che la Commissione avrebbe avviato la procedura per violazione dello stato di diritto contro la Polonia.

Ma 5 anni dopo, è cambiata l’Italia, è cambiata l’Europa, è cambiato il Mondo. Nel 2014 non c’era Trump, l’ascesa autoritaria di Xi-Jinping non si era completata, la politica di Putin non era così aggressiva e assertiva. Mai come oggi c’è bisogno di Europa nel Mondo, del suo metodo di gestione pacifica delle relazioni tra popoli e tra Stati. Ma oggi, quell’alleanza progressista non è sbagliata, è semplicemente insufficiente. Di fronte a queste minacce globali. Di fronte all’ascesa nazionalista. Di fronte alla deriva estremista del PPE, a cui si aggiunto l’ultimo tassello reazionario con l’elezione di Pablo Casado a leader del Partido Popular.

Perché le sfide sono oggi molto più  grandi e molto più difficili. Allora gettiamo le basi per una nuova grande alleanza progressista. Costruiamo con chi la condivide una nuova grande alleanza progressista. Il PD deve giocare in Europa un ruolo innovativo. Deve porsi alla frontiera del nuovo progressismo e alla frontiera tra le diverse forze progressiste, e promuovere questa nuova alleanza. Cominciando con un nuovo Manifesto politico per l’Europa, che dobbiamo cambiare se vogliamo salvarla.

Una proposta politica che dobbiamo rivolgere a tutti coloro che condividono questa prospettiva, al di  là delle famiglie politiche tradizionali. Partendo da alcune priorità: tutela dello Stato di diritto, piano di investimenti sociali proposto da Prodi, nuove politiche giovanili, governo dell’immigrazione anche economica tanto per fare alcuni esempi. E gettiamo le basi per una maggioranza progressista sociale e liberale nel nuovo parlamento europeo, maggioranza parlamentare per avviare la rifondazione politica europea e maggioranza per decidere le posizioni apicali, i “top job” delle Istituzioni europee.

Bene allora Sánchez a Madrid: senza dubbio meglio lui di Rajoy alla Moncloa. Ma è un’operazione parlamentare, non una vittoria elettorale. Bene Costa a Lisbona. Alleati essenziali in Europa, leader che condividono con noi valori e politiche. E che senza dubbio giocano ruolo molto improntante. Antonio poi, è un vero amico è un riferimento per tanti di noi, anche a Roma. Ma sono esperienze nazionali e parlamentari di minoranza che non possono rappresentare un modello né per l’Italia né per l’Europa. Per questo, non condivido il passaggio dell’intervista di Martina a La Repubblica  in cui proponeva di rilanciare l’UE partendo dal “socialismo mediterraneo”.

Modello e alternativa che invece dobbiamo costruire ex novo, assumendoci tutte le nostre responsabilità e lanciando un’iniziativa dentro e fuori il campo del PSE. Perché  quelle del 2019 saranno le elezioni più importanti della storia dell’UE. E noi dobbiamo essere i protagonisti della vittoria delle forze progressiste ed europeiste!

Dal 2000 al 2004 lavora con Romano Prodi presidente della Commissione Europea. Nel 2006 viene eletto in Parlamento. E’ stato capogruppo Pd nella Commissione Politiche Ue della Camera dei Deputati. Nel 2013 è eletto Presidente della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa e co-Presidente dell’intergruppo parlamentare Federalista per gli Stati Uniti d’Europa.
Nel 2014 diventa vicepresidente del Gruppo Socialista presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa. Nel 2014 nel governo Renzi, come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con deleghe alle Politiche e Affari Europei.

Tags:

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *