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90 anni di Pannella: guidò gli italiani alla conquista dei diritti

Mauro Zampini martedì 5 Maggio 2020
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di Mauro Zampini

 

Il 2 maggio 2020 Marco Pannella avrebbe finito i propri 90 anni. A rendere ancora più lancinante il confronto con la banalità e la pochezza della politica di oggi, questa data offre il ricordo di un uomo per cui davvero la militanza politica è stata, senza risparmio, dedicata ai problemi degli altri. Senza il miraggio, divenuto via via devastante, contenuto unico dell’azione politica, della conquista del consenso.

Quanti voti poteva portare, cinquanta e più anni fa, battersi in quel modo per i diritti delle minoranze, tutte, per qualsiasi tipo di “diversità” dalla “normalità”?

Diversità del colore della pelle, e non solo: chi ricorda la pressione sui governi italiani, sulle altre opposizioni, perché fosse affrontato il problema della fame nel mondo, il dramma dell’omosessualità nei tempi dell’ostracismo, politico, sociale, persino familiare?

Chiese un posto in governi da cui tanto lo divideva, reciprocamente, un posto di sottosegretario, per sensibilizzare il mondo al problema dell’Africa, che sarebbe esploso poi con un fenomeno migratorio, come prevedeva, inarrestabile.

Lo chiedeva sapendo che quel fenomeno avrebbe potuto in realtà portare voti e consenso facile, però chiudendo, discriminando, disperdendo per il paese. Il contrario di quanto aveva in mente lui.

Per quella sua visione sempre visionaria, Marco Pannella è stato isolato, additato, vilipeso, maltrattato, evitato dal mondo pubblico, non solo politico, nazionale, lungo tutta la sua lunghissima, urticante presenza politica.

Tanto urticante quanto, per le persone che incontrava, era dolce e rassicurante, paterno. Indisponente, provocante: ma anche priva di odio e di inimicizia.

Ricordiamo, purtroppo ormai pochi, un suo ingresso spettacolare e amichevole nella platea di un congresso del Movimento sociale di Almirante. Dal quale tutto lo divideva, tutto, completamente tutto: ma era la lezione per chi rifiutava persino la vicinanza in uno studio televisivo, per chi aveva creato uno stupido strumento di esclusione quale fu l’arco costituzionale. Il saluto a un congresso.

Cinque anni fa, alla sua morte, suonarono nobili le parole di questo papa. In Vaticano, il dopo Francesco è un altro mondo rispetto al prima. E, purtroppo, proprio sui temi in cui più si sente il trasporto fraterno della politica, il dramma dell’aborto, il divorzio. Pannella cristiano? Non dimentichiamo che qualcuno cerca di farci credere che nemmeno Francesco lo sia.

Quattro giovani radicali si abbatterono sulla Camera dei deputati come un tornado nel lontanissimo 1976. Oltre a Marco, Mauro Mellini, Adele Faccio e una ragazza nemmeno trentenne, Emma Bonino. Divennero presto quattro contro seicentoventisei, e questi ultimi non si accorsero di quanto fosse grottesca la situazione. Li dipinsero come “ antisistema”, e per loro il rispetto delle regole parlamentari era la bussola. Era il sistema che non amava essere disturbato.

A lui gli italiani debbono il vero servizio pubblico dell’informazione, terzo, senza esclusioni, senza faziosità. A lui dobbiamo la presenza in politica di tanti giovani formati da lui, di un sindaco di Roma che si rimpianto come Rutelli, di una donna simbolo di tante battaglie, come Emma Bonino. Risalgono alla loro instancabile attività parlamentare molte delle trappole che, disseminate sui percorsi legislativi e nobilitate quali precedenti, vennero inventate per contenerli.

Non opposizione contro maggioranza. Opposizione e maggioranza contro quattro radicali. Furono mobilitate, quale indispensabile supporto tecnico, le risorse dell’amministrazione della Camera, terza per essenza, ma non sempre capace della autonomia necessaria per non piegarsi ai rapporti di forza.

Ricorda un allora giovane funzionario di quella Camera, incaricato di seguire il Comitato dei nove della Commissione Affari costituzionali, di essersi visto recapitare una mattina il testo di un maxiemendamento – forse il primo segno di vita di questo maledetto strumento -, direttamente da palazzo Chigi. Si trattava del finanziamento pubblico ai partiti: la consegna era di darlo a tutti i gruppi, e ai radicali solo quando fosse scaduto il termine per la presentazione dei subemendamenti.

Quella era una delle tante battaglie dei radicali, probabilmente, con il senno di poi, una battaglia sbagliata. Come lo furono altre, seppur nobilitate dalle finalità: la candidatura di Toni Negri, ad esempio. Fatta per sbattere in faccia ad una politica insensibile il tema della carcerazione preventiva, con il soggetto sbagliato.

Questo, e tanto d’altro, era Marco Pannella. Capo di un piccolo partito, mai cresciuto nei numeri. Ma guida di tanti italiani inconsapevoli verso la conquista dei propri diritti.

 

montesquieu.tn@gmail.com

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