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Caro Di Maio, per i rider basta il Jobs Act

Marco Leonardi venerdì 22 giugno 2018
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di Marco Leonardi

 

La ripartizione dei compiti all’interno del nuovo governo sembra aver affidato ai Cinque Stelle i provvedimenti a costo zero e alla Lega quelli ad alto impatto politico.

Ma anche i provvedimenti a costo zero, soprattutto se frutto di poche idee e pure confuse, possono produrre effetti molto negativi.

Con un abile utilizzo della comunicazione, il ministro dello Sviluppo economico e del lavoro Luigi Di Maio ha dichiarato sin dal primo giorno che come prima iniziativa avrebbe messo mano alla questione dei “rider” e delle piattaforme di food delivery, come Foodora, Deliveroo e così via. E così è stato: convocato il tavolo, annunciato il decreto. Se non fosse che di provvedimenti, almeno per il momento non v’è traccia e, in compenso, il governo ha provato ad accreditarsi un merito che non ha.

Se, infatti, come auspicabile, la vicenda dei rider si dovesse concludere con la sottoscrizione di un contratto collettivo tra le società di food delivery e i sindacati, il merito sarà tutto delle parti sociali. Il governo dovrebbe essere sinceramente lieto di questa soluzione: su di esso pesa la macchia di aver fatto circolare una bozza di decreto talmente sconclusionata da apparire quasi ridicola. Riporla nel cassetto potrebbe essere un modo per salvaguardare la declamata dignità.

D’altronde, è auspicabile che si definisca un contratto specifico per i rider che, proprio in virtù della loro natura ibrida tra lavoro autonomo e dipendente, permetta di assumerli utilizzando contratti di co.co.co (collaborazione coordinata e continuativa) come del resto fanno già alcune di queste società di food delivery) e fissando un salario minimo che probabilmente dovrà tener conto dei tempi medi di una consegna.

C’è però un “ma”. Non siamo di fronte a nessuna novità. Di contratti simili in questi anni se ne sono fatti tanti applicando l’articolo 2 del decreto legislativo 81 del 2015 del Jobs Act. Alcuni dei più importanti sono quelli che permettono l’uso dei contratti di co.co.co per i lavoratori delle ong, per le tagesmutter (le baby sitter che si portano a casa loro il bambino da accudire) e gli operatori pubblicitari. Sostanzialmente, applicando il famigerato Jobs Act che Di Maio vorrebbe cancellare si troverebbe una facile soluzione al tema dei rider, addirittura definendo un contratto simile a quello dei lavoratori delle ong (chissà come sarà contento Salvini!)

 

Continua a leggere l’articolo su Linkiesta

Professore di economia politica all’università degli Studi di Milano, si occupa di disoccupazione e diseguaglianze. E’ stato tra gli anni 2015 e 2018 membro del comitato tecnico di valutazione della Presidenza del Consiglio e consigliere economico del Presidente Gentiloni. Ha scritto un libro sulle riforme di quegli anni dal titolo “le riforme dimezzate, perché su lavoro e pensioni non si può tornare indietro”, EGEA 2018. Fa parte della Presidenza Nazionale di Libertà Eguale.

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