LibertàEguale

Digita parola chiave

Chiamata diretta: passo indietro contro gli studenti

Andrea Ichino mercoledì 4 luglio 2018
Condividi

di Andrea Ichino

 

I presidi sono tornati a essere come capitani di nave che non possono scegliere il proprio equipaggio, pur essendo responsabili della rotta. La chiamata diretta dei professori da parte dei presidi era uno dei pochi passi nella direzione giusta fatto dalla c.d. “Buona scuola”, ed è stato annullato.

 

Sacrificato l’interesse degli studenti

Il nuovo Governo ha usato la scuola per fare una cattiva “politica del lavoro”, sacrificando l’interesse degli studenti a quello della parte peggiore degli aspiranti insegnanti. Ma gli studenti e le generazioni future non votano alle prossime elezioni. Votano invece gli insegnanti e i sindacalisti che preferiscono le graduatorie alla selezione discrezionale.
Discrezionalità non vuol dire arbitrio, se guidata da incentivi corretti. Il passo in avanti della scuola renziana era insufficiente proprio perché non aveva curato la necessità di incentivare i presidi ad assumere gli insegnanti migliori invece che i loro protetti. La soluzione non era, però, tornare indietro, quanto piuttosto andare avanti abbinando la discrezionalità con un sistema efficace di valutazione. Così si fa nei sistemi che danno i risultati migliori, perché la scuola veramente buona la fanno i buoni insegnanti. Tutto il resto conta meno e lo dicono i dati.

 

Un pessimo segnale per la scuola

Questo passo indietro è un pessimo segnale per la scuola, ma anche per chi vuole fare politica seriamente in questo Paese. Per definizione, la buona politica non può dare benefici nel breve periodo e se fatta “a metà” lascia il Paese in mezzo al guado, con i difetti della vecchia sponda e senza i benefici della nuova.
Oggi gli elettori non sono più legati ai partiti per motivi ideologici che li aiutino a superare i costi di breve (come accadeva nel secolo scorso). Diventano quindi soggetti al fascino del Gatto e della Volpe, che offrono benefici immediati ma nascondono i disastri che seguiranno dopo per tutti. Gli italiani, ahimè, perderanno tutte le loro monete, come il povero Pinocchio.

Professore ordinario di Economia Politica nel Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Bologna

Tags:

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *