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Di Maio, i negozi e lo strano concetto di famiglia

Laura Landolfi lunedì 10 settembre 2018
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Salvare le famiglie chiudendo i negozi e centri commerciali la domenica, come vuole fare il Ministro Di Maio, oltre a essere di per sé una contraddizione è un non senso.

L’organizzazione delle aperture notturne e domenicali in vigore in circa 14 paesi europei  (in questo senso è interessante leggere il report del Centro studi  Bruno Leoni) dove è stata adottata la totale libertà sia per quanto riguarda le aperture domenicali sia per gli orari di apertura durante la settimana, non è solo un incentivo all’economia ma rispecchia, ormai da decenni, una società meno provinciale della nostra. In sostanza prima di noi, paesi come Francia e Inghilterra hanno riconosciuto le necessità delle nuove strutture familiari dove entrambi i genitori (e non) lavorano tutto il giorno e possono fare la spesa tornando a casa dall’ufficio o tutti insieme nei fine settimana. Una visione moderna che da noi sarebbe arrivata solo nel 2011 grazie alle liberalizzazioni volute dal governo Monti (il cosiddetto Salva-Italia), non a caso un uomo dalla visione fortemente europeista.

Iniziativa antieuropeista

Per questo l’iniziativa del governo M5s, tanto sbandierata da Di Maio, ancora una volta rivela una visione non solo antieuropeista ma conservatrice, un salto indietro di decenni.

Caro Ministro, lei  giustifica la sua decisione come un aiuto alle famiglie che, lavorando la domenica, non possono trascorrere il week end insieme ma vengono in mente tanti modi per aiutarle veramente. Per esempio incrementare il numero degli asili, sostenere con un aiuto economico famiglie con figli.

Sostegno al lavoro femminile

O ancora, sostenere le donne che si ritrovano a dover scegliere tra la famiglia o la carriera, poiché riscontrano difficoltà nella crescita professionale a causa delle problematiche relative alla gestione degli impegni domestici e di quelli lavorativi; donne che devono rimanere a casa perché dopo il parto vengono mobbizzate, se non sono già state mandate a casa prima, o perché non possono permettersi un aiuto domestico che si somma alla retta dell’asilo nido. Dato che – diciamocelo- l’unica vera forma di welfare per le famiglie sono i nonni.

Secondo Eurostat le difficoltà lavorative delle donne, nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 49 anni, aumentano in corrispondenza dell’aumento del numero di figli e a questo incremento corrisponde una diminuzione del tasso di occupazione: dal 62,2% per le donne italiane senza figli si scende al 58,4% per le donne con un figlio (percentuale ben lontana dalla media europea, pari al 72,5%), fino ad arrivare al 41,4% nel caso di donne con tre e più figli. Perché sì, la situazione del lavoro femminile in Italia è ancora fortemente connessa a quella familiare.

Luoghi di aggregazione

E poi creare luoghi dove chi voglia trascorrere tempo con i propri figli possa farlo non in un centro commerciale, ma in spazi con baby parking gratuiti, parchi giochi dove non si rischi che un albero cada loro in testa, o luoghi di aggregazione come spazi sociali o – addirittura- qualche cinema.

Per aiutare le famiglie, poi, si potrebbero incentivare le adozioni in modo che le coppie che vogliano adottare un bambino non siano costrette ad aspettare anni allargando peraltro il bacino anche a single e coppie omosessuali. Perché le famiglie possono essere di tanti tipi.

La proposta Nannicini

In questa direzione qualche passo è stato sicuramente fatto dai due governi precedenti con l’inserimento della maternità per le lavoratrici autonome e la legge sulle Unioni civili,  ma ancora molto c’è da fare.

Ad esempio una misura unica strutturale per la maternità invece dei molti bonus frammentati come da proposta di Tommaso Nannicini (misura unica: 240 euro al mese per ogni figlio fino a 18 anni, 80 euro dai 18 ai 26 anni. In più investimenti sugli strumenti di welfare che aiutino le famiglie a pagarsi i servizi di cura come baby sitter e asilo comunale).

Quella delle chiusure domenicali rischia, dunque, di essere una toppa peggiore del buco.  Non solo si mettono a rischio posti di lavoro ma non si interviene là dove serve, sui problemi reali che sono sotto gli occhi di tutti come necessità di regolazione contrattuale, lavoro che non c’è e se c’è si fa sempre più precario.

Mentre le famiglie, a cui il ministro sembra tanto tenere, ancora una volta si organizzeranno da sole e faranno l’unica cosa sensata che resterà da fare: la spesa online.

 

Giornalista. E’ stata portavoce alla vicepresidenza del Senato, redattrice del Riformista e coordinatrice redazionale delle Nuove Ragioni del Socialismo. Ha scritto sul Riformista, manifesto, Repubblica.it, D-La repubblica delle donne, e altri.  È mamma e si ostina a occuparsi di teatro.

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