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Diretta o rappresentativa? Proposte per la democrazia

Stefano Ceccanti giovedì 21 giugno 2018
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di Stefano Ceccanti

 

Le proposte del ministro Fraccaro, già come semplice deputato di opposizione nella scorsa legislatura, e che attendono di essere precisate anche come Ministro, suscitano legittime preoccupazioni.

 

Sovranità popolare… con “forme e limiti”

Ciò accade non perché si abbia paura della sovranità popolare affermata dall’articolo 1 della Costituzione, ma perché essa, come prevede sempre lo stesso articolo, deve essere ben congegnata con “forme e limiti”. In alti termini si può ben pensare di migliorare lo strumento che c’è (il referendum abrogativo) e di crearne uno nuovo (il referendum propositivo) connesso all’iniziativa legislativa popolare. Non ci sono tabù.

Tuttavia le cose cambiano se si intenda o meno restare nel quadro attuale, quello di una democrazia essenzialmente rappresentativa corretta da questi strumenti di democrazia diretta, o se viceversa si intenda capovolgere il paradigma, immaginando come regola le decisioni popolari dirette e come eccezioni quelle prese in sede parlamentare.

A me sembra che Fraccaro ragioni in questa seconda chiave. Ciò evidentemente non esime coloro che ritengono di preservare la prima logica di presentare modifiche significative allo status quo, anche riprendendo alcune proposte che stavano nel testo sottoposto a referendum nel dicembre 2016 o nell’elaborazione parlamentare di legislature precedenti.

 

Due proposte: modifica quorum e referendum propositivo

Per questa ragione ho presentato in data 12 giugno due proposte di legge.

La prima modifica il quorum per il referendum abrogativo (pdl art 75), ponendolo alla metà più uno dei votanti alle precedenti elezioni politiche, depurandolo cioè dall’astensionismo strutturale. Una soluzione che mi pare decisamente più equilibrata della pura e semplice eliminazione dello stesso.

La seconda introduce il referendum propositivo (pdl art71), collegandolo all’iniziativa legislativa popolare, ma lo circonda di una serie di doverose garanzie: la preclusione di alcune materie (in primis Costituzione e leggi costituzionali, tutela di minoranze linguistiche e di confessioni religiose, tributi, erogazioni finanziarie particolaristiche), l’omogeneità e la copertura finanziaria, e il medesimo quorum ragionevole.

Così facendo mi sembra che si possa accogliere l’anima di verità compresa nelle proposte di democrazia diretta, depurandola dalle suggestioni ideologiche rousseauiane che non sono mai state storicamente feconde,

Vicepresidente di Libertà Eguale e Deputato del Partito Democratico, eletto nel collegio di Pisa e Livorno. Professore di diritto costituzionale comparato all’Università La Sapienza di Roma.
Già presidente nazionale della Fuci, si è occupato di forme di governo e libertà religiosa. Tra i suoi ultimi libri: “La transizione è (quasi) finita. Come risolvere nel 2016 i problemi aperti 70 anni prima” (2016).

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