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Fca, i pregiudizi verso le imprese (e lo spettro del populismo)

Luigi Marattin domenica 17 Maggio 2020
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di Luigi Marattin

 

Nella giornata di ieri sui social è montata molta rabbia in merito ad un (presunto) scandalo: grazie al Decreto Liquidità la Fiat sta per ricevere finanziamenti pubblici (il vice-segretario del Pd, Andrea Orlando, li ha addirittura definiti “ingenti finanziamenti”) nonostante abbia la sede in un paradiso fiscale! Cosa c’è di vero in questa affermazione?

Vediamo.

 

1) È vero che la Fiat ha fatto domanda per ricevere 6,3 mld di finanziamento pubblico?

No.

Il Decreto Liquidità (DL 23/2020) non fornisce finanziamenti pubblici (come sanno molto bene tutti i suoi critici, che centinaia di volte l’hanno criticato proprio per questo motivo), ma solo garanzie. Vuol dire che FCA – come ogni altra azienda che rispetti i requisiti – non riceve finanziamenti dallo Stato (cioè pubblici), bensì prestiti dal settore bancario (cioè privati), che tuttavia vengono garantiti (in questo caso al 70%) da SACE, la società del gruppo Cassa Depositi e Prestiti che veicola  le nuove garanzie pubbliche nell’emergenza Covid.

 

2) Ma la garanzia costa! Quelle risorse potrvano essere spese per ridurre le tasse o per ristori alle piccole aziende.

No.

Le garanzie erogate da Sace sono “non-standardizzate” (cioè non rispondenti a parametri identici per l’erogazione in serie) e quindi – secondo il Regolamento contabile europeo SEC 2010 – non sono inserite nel calcolo del deficit (cioè il “cassetto” di finanza pubblica in cui ci sono anche la riduzione delle tasse, i ristori alle aziende o ai lavoratori, ecc) ma solo in quello del “saldo netto da finanziare” (il “cassetto” di finanza pubblica in cui – se non impattanti anche sul deficit – ci sono le operazioni finanziarie).

 

3) Ma in ogni caso si sta aiutando un’azienda che lavora all’estero!

No.

FCA Italia ha richiesto questa garanzia (che, se accettata, verrà data al 70%) per un prestito triennale che intende chiedere a Intesa San Paolo al fine di poter continuare a supportare la regolarità dei pagamenti alla filiera italiana dei fornitori dell’automotive, nel delicato momento della riapertura degli stabilimenti. Parliamo di circa 10.000 piccole e medie imprese italiane.
Quindi l’operazione è finalizzata a far sì che il piccolo artigiano di Codogno o la piccola impresa di Reggio Emilia ricevano in fretta i pagamenti per i servizi resi a FCA.

Da ricordare inoltre che FCA Italia ha (in Italia) 55.000 dipendenti in 16 stabilimenti produttivi e 26 poli dedicati alla Ricerca e Sviluppo, e circa 300.000 altri posti di lavoro nell’indotto.

 

4) Vabbè ma ha comunque la sede all’estero!

No.

FCA Italia ha la sede in Italia, e paga miliardi di tasse in Italia. Altrimenti non avrebbe potuto chiedere la garanzia statale sui prestiti, visto che il DL Liquidità specifica che lo possono fare solo aziende con sede in Italia.

 

5) Dove lo dice?

All’articolo 1, alla prima riga. Proprio per evitare che a qualcuno sfuggisse.

 

6) E chi è che ha la sede all’estero allora?!

L’azienda-madre FCA, che essendo ormai una multinazionale di livello globale (come ricorderete nel 2014 ha inglobato la prestigiosa casa americana Chrysler) non necessariamente conserva la sede nel paese di origine. In particolare, ha sede legale ad Amsterdam e domicilio fiscale a Londra (ed è quotata sulla borsa di New York, oltre che a Milano).

 

7) Quindi ha sede in un paradiso fiscale! 

No.

Ne’ l’Olanda ne’ il Regno Unito fanno parte delle liste dell’Ocse che elencano i cosiddetti “paradisi fiscali”. Né la “lista nera” (che comprende ad esempio Costa Rica, Malesia, Filippine) ne’ quella “grigia” (che comprende Andorra, Bahamas, Bermuda e altri 28 Stati).

 

8) Ma perché un’azienda allora sposta la sede all’estero?

Beh, innanzitutto perché quando assume una dimensione europea o mondiale può trovare conveniente posizionare il proprio quartier generale in una location più adatta a gestire un gruppo di quelle dimensioni, come la libera circolazione dei capitali consente da decenni.

Ma a volte la ragione è ancora più semplice. All’estero (in Olanda ad esempio) le regole di diritto societario sono più semplici, il sistema giudiziario più efficiente e veloce, e si pagano meno tasse. Ma se uno stato – attraverso una oculata gestione dei suoi conti pubblici – con i suoi soldi fa pagare alle aziende meno tasse rispetto all’Italia, la colpa non è sua.

Ma semmai dell’Italia.

Che tra l’altro fa anch’essa operazioni del genere: nella prima (e per fortuna unica) Legge di Bilancio del governo Lega-M5S si sono abbassate le tasse (al 7%)  per i pensionati stranieri che stabiliscano la residenza nel Sud Italia.

Ognuno, evidentemente, fa le sue scelte.

 

Conclusioni

Abbiamo dimostrato che l’affermazione “FCA ha chiesto (ingenti) finanziamenti allo stato italiano nonostante abbia la sede in un paradiso fiscale!” non ha di vero neanche il punto esclamativo.

Nell’epoca della post-verità (in cui non conta ciò che è vero, ma solo ciò che la gente trova comodo sentirsi dire) non dovrebbe essere una gran notizia, e in effetti non lo è.

Desterebbe forse un po’ più di preoccupazione il fatto che a partecipare ad una balla del genere sia stato addirittura il vice-segretario del Pd, che è persona notoriamente seria e attenta.

Significa che ormai, davvero, uno spettro potentissimo si aggira per l’Italia e, grazie soprattutto al lavoro di medici e infermieri, al momento non è più il Covid-19.

Rischia di essere però altrettanto pericoloso.

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