l’Italia che ha voglia di futuro

l’Italia che ha voglia di futuro

di Tommaso Nannicini

 

 

A poche ore dalle elezioni, c’è ancora chi si chiede se valga la pena votare. Eppure con il voto di domenica c’è molto in gioco. Raramente la scelta è stata più chiara di così: siamo chiamati a decidere se vogliamo avere una voce credibile in Europa e partecipare a una stagione di cambiamento che porti l’Unione Europea a trovare soluzioni all’altezza dei suoi ideali oppure se vogliamo chiamarci fuori dalla partita. Perché chi promette muri per tornare padroni a casa nostra finirebbe solo per renderci schiavi di decisioni prese altrove.

La speranza è che l’Italia che ha voglia di futuro non si lasci distrarre dal rumore di fondo di questa campagna elettorale.

È l’Italia che non ne può più di chi, di fronte a un problema, deve additare un colpevole piuttosto che cercare una soluzione. Di chi dice che la priorità è sempre quella di abolire qualche riforma, ma non dice mai per fare cosa. Di chi si lamenta che i programmi dei partiti non parlano di futuro, Europa e demografia, anche se ce n’è uno – quello del Pd – che non parla d’altro.

È l’Italia che guarda all’esperienza dei governi Renzi e Gentiloni non per nostalgia, ma perché finalmente, dopo vent’anni di immobilismo, la politica ha dato prova di poter fare davvero le riforme di cui prima si parlava solo in pomposi convegni. Che pensa ci sia bisogno di protezione e di eguaglianza, ma che il modo migliore per proteggere i più deboli sia creare innovazione, sviluppo e lavoro, moltiplicando le opportunità e rafforzando una rete di welfare davvero universale.

È l’Italia di chi, come Macron, pensa che l’Europa sia «la nostra storia, la nostra identità, il nostro orizzonte, ciò che ci protegge e ci assicura un futuro». Ma che allo stesso tempo l’Europa che conosciamo sia «troppo debole, troppo lenta, troppo inefficace» e abbia bisogno di un cambiamento profondo.

È l’Italia che guarda oltre il referendum del 4 dicembre 2016, ma non per questo si rassegna alla palude del tirare a campare. Che non si arrende di fronte alla sfida di avere istituzioni più efficienti e responsabili verso i suoi cittadini.

Domenica quest’Italia sarà chiamata a una scelta impegnativa. Ma ancora di più sarà chiamata a farla dopo quella data. Perché le elezioni sono importanti, ma il cambiamento è uno sforzo collettivo che va oltre e ha bisogno che ognuno di noi se ne prenda cura giorno per giorno. Per dirla con Henry David Thoreau, «il destino del Paese non dipende solo dal tipo di scheda che lasciate cadere nell’urna elettorale una volta all’anno, ma dal tipo di persona che lasciate cadere ogni mattina dalla vostra camera in strada». Intanto buon voto.