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Primarie: a Milano una vittoria unitaria

Lia Quartapelle giovedì 11 Febbraio 2016
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Mi è capitato di leggere alcune singolari analisi sulle primarie milanesi che disperatamente cercano di dipingere questo straordinario evento come una debacle di una idea di sinistra o come il tramonto dell’esperienza arancione.
Un tentativo disperato, appunto. E alieno soprattutto per chi ha animato le primarie, per i tanti che hanno votato e per l’intera città di Milano. Perché invece si tratta in generale di una vittoria. Ed in particolare sono una bella vittoria del Pd.
In primo luogo, perché dal Pd milanese le primarie sono state fortemente volute come metodo di partecipazione della città alla scelta del candidato. E’ stato Pierfrancesco Majorino a chiedere subito che venissero utilizzate, ed è stato il PD di Milano il vero artefice di un percorso politico aperto, trasparente, coinvolgente che ha riportato più di 60mila elettori alle urne, creando in città un clima che può travalicare i confini municipali ed influenzare positivamente anche le altre città che vanno al voto quest’anno. Numeri di partecipazione importanti, dai quali partire per allargare il consenso del centrosinistra, anche tenendo conto che gli schieramenti delle altre forze politiche hanno scelto un metodo che prescinde dalla città (il centrodestra sta scegliendo il candidato in stanze chiuse, tra Arcore e Roma), oppure che ha coinvolto un numero sensibilmente ristretto cittadini (Patrizia Bedori, candidata del M5S, è stata scelta con ben 74 voti degli iscritti al Movimento).
La decisione di utilizzare le primarie come strumento per selezionare la classe dirigente non dimostra affatto che il Pd a Milano non abbia una classe dirigente. Piuttosto il contrario. Da un lato perché due dei tre candidati provengono da esperienze legate al partito democratico – Majorino, come dirigente politico e poi assessore con la tessera democrat, Balzani con una esperienza da indipendente nelle liste Pd all’europarlamento ed entrata in giunta in quota Pd.

Dall’altro perché la candidatura di Sala è proprio grazie al percorso delle primarie e al Pd che ha potuto costruire un suo profilo “politico”; in una sfida non affine alla sua esperienza personale e professionale.
Il risultato di domenica è, dunque, una vittoria del Partito democratico perché il 65% dei voti si aggrega intorno a una proposta politica nata, elaborata, sostenuta dal Pd, non contro il Pd. Il rischio principale, che le primarie si trasformassero in un regolamento di conti, in un secondo tempo del congresso del partito, è stato evitato dai candidati stessi e da tutto il gruppo dirigente, che ha voluto parlare della città, del suo futuro, più che di logiche divisive. Rispecchiando la non facile trasformazione in partito di governo che sta vivendo il Partito democratico.
Questi e i prossimi giorni sono, quindi, il tempo della raccolta delle energie che si sono spese nella competizione elettorale, per ritrovarsi intorno a una proposta unitaria. Il perno di questo essenziale lavoro è ancora il Pd, le sue donne e i suoi uomini, i suoi volontari, iscritti ed elettori, intorno ai quali aggregare la coalizione, vincere le elezioni e governare Milano.

 

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