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Toninelli e l’arte della manutenzione delle strade

Marco Campione mercoledì 15 agosto 2018
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di Marco Campione

 

Toninelli nel suo post su FB dice una cosa giusta: serve un monitoraggio di tutte le nostre strade e autostrade. Mi piacerebbe sapere – lo dico senza alcuna polemica – con quali soldi, ma soprattutto con quali procedure intende individuare le ditte che faranno questi monitoraggi. O vuole andare ad affidamento diretto a qualche azienda di amici suoi?

 

Per il resto dice una marea di sciocchezze. Due in particolare:

1) che è sbagliato mettere in relazione l’opposizione dei Cinquestelle alla Gronda e la tragedia di ieri;

2) che intende nazionalizzare le autostrade in concessione.

 

Vediamo perché.

1) La Gronda è in relazione alla tragedia di ieri non perché avrebbe direttamente evitato la tragedia di ieri, ma per le motivazioni alla base del loro rifiuto (il ponte è sicuro e chi vi dice che serve alleggerire il traffico sulla A10 ha certamente secondi fini poco nobili). Motivazioni che ripetono ancora oggi per altre grandi opere. È proprio il fatto che si oppongano a tutto sempre e comunque ad essere pericoloso per il futuro: rischiamo altre Genova per colpa del loro pauperismo ideologico fatto di decrescita e nazionalizzazioni.

2) E vengo così al secondo punto. Il pubblico non è in grado di manutenere meglio dei privati. Una prova? Ci sono infiniti esempi, ma ne farò uno che Toninelli conosce bene: le strade di Roma. Se Autostrade per l’Italia ha responsabilità (come personalmente reputo probabile, ma andrà comunque dimostrato) paghi penali da capogiro: se nazionalizzi fai loro solo un favore e ti accolli costi enormi che pagheremo per generazioni (più debito oppure meno welfare per far quadrare i conti). La revoca ci può stare (anche qui: se verranno dimostrate responsabilità ovviamente), ma poi si assegni a chi dà maggiori garanzie (anche dal punto di vista occupazionale). E non è detto (anzi) che sia lo Stato.

In altri termini gli apprendisti stregoni al governo pro tempore dimostrano non solo di avere una pessima idea di futuro per il nostro paese, ma -peggio mi sento- di essere talmente tronfi e pieni di sé da non saper nemmeno riconoscere quando la realtà si manifesta con tutta la sua tragica forza per dimostrare quanto la loro non sia solo una ideologia sbagliata, ma pericolosa.

Esperto di politiche per l’Education, ha lavorato nell’azienda che ha fondato fino a quando non ha ricoperto incarichi di rilievo istituzionale. Approdato al MIUR con il Sottosegretario Reggi, è stato Capo della Segreteria dei Sottosegretari Reggi e Faraone e ha lavorato nella Segreteria del Ministro Valeria Fedeli. Ha collaborato alla stesura de La Buona Scuola, il “patto educativo” che il Governo Renzi ha proposto al Paese. Ha scritto di politica scolastica su Europa, l’Unità e su riviste on line del settore. Il suo blog è Champ’s Version

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