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Al servizio del populismo: media e professori, sveglia!

Umberto Minopoli domenica 26 agosto 2018
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di Umberto Minopoli

 

Per due anni, media e intellettuali hanno accreditato la panzana del “governo del cambiamento”, del cambio di classe dirigente e della liquidazione di una classe dirigente (i governi del Pd) e di un’esperienza di governo che, in quattro anni, aveva portato l’Italia fuori dalla crisi finanziaria, aveva stimolato la ripresa economica e avviato importanti riforme. E, sull’Europa i governi Renzi e Gentiloni avevano affermato paritario un ruolo dell’Italia, terza economia del continente, nel processo di riforma dell’Europa.

 

Media e intellettuali: lacrime di coccodrillo

Sono passati solo pochi mesi ma quella (la fase dei governi Pd) sembra già l’età dell’oro. Che sta passando. Ora gli stessi presuntuosi e sconclusionati apprendisti stregoni dei populisti al governo si pentono palesemente e assistono inorriditi al guaio che hanno avallato: abbiamo – e lo riconoscono questi intelligenti commentatori – il governo più incompetente, pasticcione, rissoso, isolato, screditato, inefficace (su ogni dossier e argomento), inconcludente e pericoloso della storia italiana.

Oggi i media e i commenti degli “intellettuali” che scrivono di politica sono di costernazione e presa d’atto della pericolosità e inefficacia del governo gialloverde. A settembre, si da’ per certo il conto salato (spread, fuga degli investitori, condanna europea, mannaia si conti degli italiani) dell’inconcludenza, della vanità, della pasticcioneria di questo governo vociante, minaccioso ma scandalosamente inefficace e incapace di risultati.

 

I media accettano l’egemonia populista

Che fare? “Siamo in trappola”, sostengono media e commentatori (coautori del misfatto populista). “Gli italiani sono in sintonia con i gialloverdi. E, dunque, ce li dobbiamo tenere. L’opposizione a questo governo è inutile. Rassegnatevi a tenerceli a lungo”. Anzi, concludono scioccamente, “siccome gli elettori vogliono punire il Pd, è meglio non agitarsi, accettare l’egemonia populista e acconciarsi ad un ruolo passivo. Per espiare le vostre colpe”.

Opporsi è inutile. Meglio limitarsi a una funzione pedagogica dei bulli al governo: “romanizzare i barbari” afferma tristemente il professor Orsina dalle colonne del Foglio, la ridotta, irriducibile, battagliera ed orgogliosa, dell’opposizione liberale ed europeista al governo populista.

Ecco la solfa sui giornali.

 

L’autoflagellazione del Pd

La tragedia è che il Pd – acefalo, senza guida, confuso, senza spina dorsale, burocratico e sensibile alla “perdita del potere” – abbozza e si umilia nell’autoflagellazione e nell’espiazione (di quali colpe poi?).

E invece no. Questi commenti rassegnati sottovalutano la realtà. Il governo gialloverde è instabile, precario: tanto più sconclusionato ed inefficace, tanto più esposto a scatafasci e rotture. Imposte dai loro stessi atti. E non da qualche presunta opposizione “interna”. I nodi dell’inefficacia e dell’inconcludenza del governo (sull’economia, sui migranti, sulla ripresa economica, sull’occupazione, sull’industria ecc) verranno al pettine.

E servirebbe, allora, un’opposizione viva e non un gruppo di monaci flagellanti.

Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

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