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di Umberto Minopoli

 

Per la verità: la legge 194 non è una legge a favore dell’aborto ma a tutela della donna. Il principio esplicito della legge è dettare “norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. Così detta la legge: norme.

 

La 194 tutela la donna (non l’aborto)

Che significa? Che la 194, a differenza di altre legislazioni, non concepisce l’aborto fornito liberamente a chi lo chiede, ma lo considera lecito in alcuni casi e considera l’aborto non come un diritto privato e personale, come credono alcuni, ma come questione sociale, subordinata al vero principio della 194. Che non è libertà assoluta di aborto, ma la “rilevanza sociale della maternità”.

La legge, in sostanza, configura situazioni di ammissibilità (tra cui la salute e la tranquillità psicologica della donna) di un atto considerato, in linea di principio, negativamente. Insomma: chi è in linea di principio “a favore della vita” può (per me laico dovrebbe) essere a favore della 194. E, in quanto legge, non impedirne la sua applicazione.

Questa è la 194. Ve ne siete dimenticati dirigenti del Pd? Si dissenta pure da Carla Padovani. Ma senza barare. Non è l’aborto un valore del Pd, come dice qualche dirigente in modo idiota. Lo è il rispetto di una legge, la 194, che non è “per l’aborto”, come si dice, ma per la sua “decriminalizzazione” e sottomissione a “norme”.

 

La commissione di garanzia per Padovani sarebbe stalinismo

La 194 fu scritta per poter essere tollerata e rispettata anche da credenti e dalla Chiesa. Ve ne siete scordati? Io ho l’età e la storia (ero militante del Pci all’epoca) per ricordarlo. La posizione di quel partito, che ispirò la 194, non era uguale a quella del partito radicale. Si può dissentire dalla capogruppo del PD a Verona, che ha sostenuto una mozione ispirata dai nemici della 194, ma non sostenere il falso: che l’aborto sia un “valore”.

E, tantomeno, invocare, come fa Orlando, la commissione di garanzia per Padovani (leggi qui per sapere che cosa è successo a Verona). Sarebbe intollerabile: non si invoca la commissione per Emiliano, uno che calpesta, rompe, umilia, violenta ogni giorno il partito che lo ha eletto e si richiedono provvedimenti per una persona che, sbagliando, ha espresso un voto di coscienza. Questo è stalinismo. Sono le porcate e le pugnalate alle spalle di Emiliano e soci che dovreste punire. Non il voto della Padovani. Due pesi e due misure? Molto vigliacco, per quanto mi riguarda.

 

 

 

Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

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