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di Marco Campione

 

La sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato, anche per chi -come me- non sa nulla di diritto, né tanto meno di diritto costituzionale, è molto interessante. Sul merito e l’auspicato superamento di norme come minimo anacronistiche sulla istigazione al suicidio e sull’omicidio del consenziente vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi. Ma è sul metodo che si può già fare qualche considerazione. 

 

Il diritto evolve: un caso di scuola

Per capire cosa intendo serve una premessa. In qualsiasi discussione seria sui diritti arriva sempre una considerazione tanto ovvia quanto vera: “il diritto si evolve”, segue i cambiamenti della società. Il suffragio universale, il divorzio, l’aborto, ma anche l’abolizione della segregazione razziale e (non ancora ovunque, purtroppo) della pena di morte. In alcuni casi queste evoluzioni hanno avuto bisogno di una spinta “dal basso”, in altri ci sono arrivati i parlamenti motu proprio, ma a volte sono seguite battaglie referendarie (quindi anche in questo caso “dal basso”) per difenderle.

Chi si occupa di scuola ha nella storia patria un caso di studio perfetto di questo principio “evolutivo”, l’obbligo scolastico: due anni di scuola elementare obbligatori, poi tre, poi cinque (formalmente sei, ma quasi tutti quelli che non proseguivano gli studi venivano fermati prima della “sesta classe” a loro destinata). Con la Costituzione repubblicana un minimo di otto anni di obbligo, lasciando al legislatore libertà di manovra, che mise l’asticella al minimo con una separazione netta tra scuola media e avviamento professionale. Il passo avanti successivo con la scuola media unica e dopo molti anni Berlinguer: riordino dei cicli e coerentemente obbligo di istruzione a 15 anni e obbligo formativo a 18. Con la Moratti passo indietro sull’obbligo (14 anni) e diritto dovere fino alla fine delle superiori; infine, con Fioroni si prende atto del fallimento del riordino dei cicli, quindi si alza a 16 anni l’obbligo. E così siamo oggi.

Ma tutto questo cosa c’entra con la sentenza della Corte sul caso Cappato? Questa premessa per dire cosa, esattamente? Per dire due cose.

 

Mai dare nulla per scontato

La prima, a futura memoria, è che non si deve mai dare per scontato nulla. Come per l’obbligo scolastico (che è una cosa molto meno divisiva), sul quale la Moratti arretrò di un anno, anche sul cosiddetto fine vita non si deve mai abbassare la guardia. Nella scorsa Legislatura è stata approvata una legge sulla Dichiarazione Anticipata di Trattamento (il c.d. testamento biologico) e ora si auspica di fare un ulteriore passo in avanti. Ed ecco il punto che voglio sottolineare: ulteriore passo avanti, non scordiamolo, o a qualcuno potrebbe venire in mente di approfittarne per farne due indietro.

Questo ci introduce anche il secondo punto, più importante.

 

La prudenza della Consulta e il compito del Parlamento

Da qualche anno il diritto fa più fatica ad evolversi per via parlamentare. Una politica debole è come se avesse perso interesse e/o coraggio. E così ai parlamenti si sono sostituite le Alte Corti, sia nei singoli paesi che quella europea. Le corti sono intervenute ad esempio per cancellare in parte decisioni parlamentari recenti (magari dopo il fallimento di un referendum, come per la fecondazione assistita), ma anche molto più remote, come nel caso del Diritto di Famiglia o dei diritti delle coppie omosessuali (il Parlamento ha legiferato anche su questo nella scorsa legislatura, ma dopo pronunciamenti molto netti).

In questo caso la Consulta sceglie la prudenza. Ottima notizia, anche in considerazione del fatto che la scelta è molto meno scontata di quanto non si possa pensare. Ad esempio nel caso delle leggi elettorali, i giudici sono stati molto meno prudenti, arrivando ad esempio ad introdurre la preferenza per l’elezione del Senato, senza che questa fosse mai stata presente in nessuna legge elettorale della storia repubblicana.

Dunque sono anni, in Italia e in Europa, che le corti arrivano anche a sostituirsi ai parlamenti. Come ho scritto, è successo in particolare sui cosiddetti diritti civili, per i quelli molti passi avanti si sono fatti tramite sentenza. Ecco perché i contrari alle ultime evoluzioni in senso liberale alle obiezioni di merito ne hanno sempre affiancata un’altra che potremmo definire “di principio”. Sostengono che deve essere la Politica ad intervenire e non la Giustizia per due motivi: i giudici non sono eletti dal popolo e solo un Parlamento può legiferare contemperando esigenze e sensibilità diverse, nonché dando una coerenza, che una sentenza di costituzionalità difficilmente può dare. I parlamenti li abbiamo inventati per questo… 

 

Far finta di nulla o raccogliere la sfida?

Ecco perché la sentenza sul caso Cappato è in qualche modo rivoluzionaria. Non sono un giurista e non ho la più pallida idea se sia stata una scelta obbligata o meno, ma quanto mi preme evidenziare è che in questo caso la Consulta ha deciso di dare una opportunità al Legislatore e quindi alla Politica. Il Legislatore può fare due cose, far finta di nulla o raccogliere la sfida. Nel primo caso abbia almeno il buon gusto di evitare di lamentarsi della supplenza esercitata dalla giustizia (in questo come in altri casi). Se invece sceglierà di occuparsene, non si riduca all’ultimo momento, cominci subito ad incardinare un provvedimento. E provi a farlo con un dibattito approfondito, alto, che prescinda dalle maggioranze e dalle minoranze parlamentari. Un esempio recente di come lo si possa fare lo ha proprio in quel dibattito sul cosiddetto testamento biologico. Riguardatevi in particolare la discussione generale in Aula, gli interventi in dissenso dai gruppi di appartenenza, ma anche quelli più appassionati da una parte e dall’altra. Un dibattito davvero bello, dove i fautori di tesi diverse non si sono mai delegittimati a vicenda; un dibattito che è purtroppo rimasto confinato in quelle aule, non ha fatto notizia. Ecco perché (sempre che la politica trovi il coraggio di raccogliere la sfida e quindi la discussione si faccia) sarebbe molto bello se questa volta qualche giornale volesse accompagnarla non solo e non tanto con inchieste su questo o quel caso eclatante, ma con approfondimenti seri e meditati.

Se accadrà, ne sono certo, sarà una grande occasione per il paese per crescere e per ritrovarsi molto più civile e unito (anche nelle differenze) di quanto non lo si rappresenti e non si rappresenti a se stesso.

 

 

Esperto di politiche per l’Education, ha lavorato nell’azienda che ha fondato fino a quando non ha ricoperto incarichi di rilievo istituzionale. Approdato al MIUR con il Sottosegretario Reggi, è stato Capo della Segreteria dei Sottosegretari Reggi e Faraone e ha lavorato nella Segreteria del Ministro Valeria Fedeli. Ha collaborato alla stesura de La Buona Scuola, il “patto educativo” che il Governo Renzi ha proposto al Paese. Ha scritto di politica scolastica su Europa, l’Unità e su riviste on line del settore. Il suo blog è Champ’s Version

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